La Sanremo di Tadej Pogacar lascia in eredità molte più cose di una vittoria storica, di un tabù abbattuto ( ora resta solo a Roubaix), di un ciclismo moderno dove in salita si va a 40 all’ora, di una monumento che sembra facile e invece non si sa mai come va a finire. Consegna ciò che in tanti sanno e cioè che, al di là di tutte le malignità e dei sospetti, il ciclismo è uno sport a parte dove salvo rarissime eccezioni vince sempre i più forte e dove ( sempre salvo rarissime eccezioni) più che i piani valgono il coraggio, la caparbietà, la classe e la voglia di non arrendersi.

Pogacar cade, si rialza e vince arrivando al traguardo strappato e ferito. “Epico” si dice in questi casi, in realtà no perchè cadono anche gli altri e anche gli altri si rialzano, ripartono e lottano. Non eroi ma ciclisti, sportivi capaci di sopportare tanta fatica e tanto dolore senza troppe manfrine. E ognuno faccia i paragoni che più gli piacciono. Cade Mathieu van der Poel che lotta come un leone e si stacca solo a metà del Poggio; cade Wout van Aert che spacca la bici, rientra sfruttando anche se non potrebbe la scia dell’ammiraglia, e negli ultimi chilometri trova (ritrova) le gambe per andarsene al gruppo e salire sul podio dietro ad un formidabile Tom Pidcock che resite allo sloveno e cede solo di mezza ruota.

La Sanremo 117 lascia in eredità la gioia infinita di Pogacar perchè la Sanremo è un magnifico concentrato di ciclismo ma non proprio il suo e anche per questo, lui che vince sempre, se la va a prendere solo alla settima partecipazione. E anche per questo non esulta dopo il traguardo: non subito. Prima dà un’occhiata a Pidckoc e poi capisce che è la volta buona. E questa Sanremo ci  consegna la sua felicità ma anche gli abbracci di tutti quelli che gli passano accanto: la sua squadra, l’inglese che ha battuto di un nulla in volata, il rivale olandese di sempre staccato sul Poggio, il belga ritrovato che se ci fosse stato ancora un chilometro se la sarebbe giocata allo sprint.

La Sanremo ci consegna la salita della Cipressa più veloce di sempre pedalata dal campione del mondo, al netto di vento e caduta, in 8 minuti e 48 secondi “come una moto” ha detto Pidcock che non lo ha mollato di un centimetro. Idem l’ascesa sul Poggio n 5 e 43. Ci consegna un vincitore a Sanremo con la maglia iridata 43 anni esatti dopo Beppe Saronni e ci fa amare un ragazzo dalla faccia raggiante che trova, nonostante le ammaccature, la voglia di scherzare” E’ la mia vittoria più bella? No, perchè ora dovrò preoccuparmi di curare le ferite anche se non vedevo l’ora di vincerla questa Sanremo: forse solo tra un po’ capirò davvero di avercela fatta”.

La 117 Sanremo ci lascia in regalo l’idea di un ciclismo nuovo e spettacolare. Anni fa, non tanti anni fa, l’idea era quella che alla Sanremo non succedeva mai nulla fino all’inizio del Poggio, che era una classica che sarebbe potuta partire anche da Savona e nulla sarebbe cambiato e che  la vinceva chi sapeva aspettare… Da qualche anno, da quando Pogacar ha rispolverato le gesta di un ciclismo antico che non fa tanti calcoli ma attacca e parte da lontano, la scommessa era quella di capire quando oggi avrebbe attaccato lo sloveno: sul Poggio? Sulla Cipressa? Addirittura sul Turchino? Come Fausto Coppi che andò in fuga a quasi 150 chilometri dal traguardo?  Un piano c’era, forse anche più di uno, ma poi, come sempre, strada gambe e destino, decidono ciò che deve accadere anche di vincere una Sanremo quando non gira tutto dritto, quando forse non te lìaspetti più, quando tutto sembra svanire. E’ il bello del ciclismo, ma forse dello sport e della vita.

Ma la Sanremo ci lascia anche una giornata di paura.  Nella Sanremo women a una ventina di  chilometri dal traguardo, lungo la discesa della Cipressa, la tv manda all’improvviso le immagini di un groviglio di  cicliste. Cadono, si intrecciano, le bici si accartocciano ma per fortuna si rialzano. Poi però arriva anche l’azzurra Debora Silvestri  che viene catapultata oltre il guardrail e cade nella strada sottostante.  Non perde conoscenza ma l’impatto è tremendo. Sono attimi di terrore. La 27enne veneta alla sua prima partecipazione alla Milano-Sanremo viene soccorsa e portata d’urgenza in ospedale:  “Debora è attualmente in condizioni stabili- spiega in serata una nota del suo team- Rimarrà ricoverata in ospedale per le prossime ore sotto osservazione medica e si sottoporrà ad ulteriori esami per determinare l’entità delle sue lesioni“. Restano l’angoscia e la convinzione che in un ciclismo sempre più moderno, più aggressivo e veloce forse qualche rete di  protezione in una curva di una discesa così poteva essere messa.