Wout Van Aert ha vinto la Parigi-Roubaix.  Nessuna beffa. Batte nella volata del Velodrome Tadej Pogacar perchè è stato coraggioso, tenace  e grande esattamente quanto il campione sloveno ma alla fine è stato più forte e non gli ha dato scampo. Per il ciclismo, per tutti gli innamorati di cislismo, questo è un giorno di festa. Non si può non esultare per la Roubaix di Wout van Aert, il campione del popolo, campione più amato, campione spesso sfortunato e spesso perdente. Non oggi. Non dopo 258 chilometri  chilometri di battaglia sul pavè delle Ardenne che lo hanno visto  andarsene ad una cinquantina di chilometri dall’arrivo con Pogacar, resistere e collaborare per cercare di contenere il rientro furioso di Mathieu van der Poel appiedato da un foratura e alla fine giocarsela in quel tempio del ciclismo che è il velodromo di Roubaix.

Non poteva che vincere la Roubaix uno come Wout van Aert per risorgere, per ritornare a far vedere qual è la sua classe, di che ciclismo è capace, per mettersi alle spalle cadute, incidenti, volate sbagliate, sfortune e destino. Non poteva che vincere su queste pietre che raccontano un ciclismo d’altri tempi ma allo stesso tempo modernissimo e spettacolare e che sono il lasciapassare per la gloria: chiunque vinca qui diventa un uomo di Roubaix. Uno dei tanti ma unico. Speciale. Perchè quello degli eroi di Roubaix è il circolo più esclusivo del mondo. Un’enclave che va oltre il tempo. Basta una volta. Due sono tante, oltre diventa mito.

Wout van Aert vince la Roubaix, dà il cinque ai suoi due figli e alza un dito al cielo. “E dal 2018 che ci penso. Dedico questa vittoria al mio compagno di squadra Michael Goolaerts, che qui è morto allora durante la sua prima Parigi-Roubaix…”. È da allora che il campione belga s’è messo in testa di vincere qui per ricordare il suo compagno di squadra ai tempi della Véranda’s Willems-Crelan Pro Cycling Team.“Questa vittoria significa tutto per me. Ci ho pensato così a lungo, la parte più difficile era arrivare nel velodromo, è stata dura tenere la ruota di Tadej ma ora è un sogno che si realizza. Questa è la Roubaix, una corsa così caotica, incerta, bellissima. È la corsa più bella che esista. Nella mia carriera ho avuto tanta sfortuna, mi sono sempre rialzato pensando a questa giornata, a una vittoria così”.

Wout van Aert vince la Roubaix e fa storia a sè. Perchè il fammingo non è solo un campione di ciclismo. E’ l’eroe romantico che ogni tifoso sogna di veder correre, combattere, vincere ma anche perdere nella migliore delle sfide possibili sempre in bilico tra la grande impresa e  dramma, tra gioia e  disperazione, tra estasi e  tormento. C’è un ciclismo con Wout van Aert e ce n’è un altro senza e non sono la stessa cosa. Perchè è il ciclismo generoso, leale, dei buoni sentimenti che il fiammingo in tutti questi anni si è cucito addosso. Van Aert in corsa aggiunge, infiamma, perchè comunque sai che ci prova e che può fare quella differenza che per uno strano volere del destino magari poi fa. In corsa è importante che ci sia perchè quando c’è sai sempre che può accadere qualcosa, anche se poi qualcosa spesso capita a lui e non sempre di buono, perchè fora, sbanda, cade… Ma se non succede Van Aert in gara vale sempre il prezzo del biglietto perchè dove lo trovi uno che vince allo sprint sui Campi Elisi e poi stacca tutti sul Mont Ventoux? Dove lo strovi uno che stacca Pogacar sulla salita di Mont Martre, che lo batte in volata al Velodrome…Lui non vince (o perde) corse normali ma solo quelle che ti restano dentro

E allora si spiega perchè quando vince Van Aert l’enfasi è quella che in genere si riserva alle grandi imprese. E allora si spiega perchè ogni tv, ogni sito, ogni post ripropone all’infinito le sue vittorie, il testa a testa con Isaac del Toro sulle strade Bianche del Giro, l’ultimo duello parigino al Tour con Pogacar ed ora il finale della Roubaix, immagine iconica di una vittoria che resterà nel tempo, che ricorderemo,. Quella di Va Aert oggi non è una vittoria  e basta,  che  tutti o quasi tutti speravano, sognavano. Che tutti o quasi tutti non vedevano l’ora, che tutti o quasi oggi negli ultimi chilometri verso il velodromo hanno fatto il tifo per lui. Ritrovarlo a braccia alzate  per tutti o quasi tutti è stata la fine di un incubo che va al di là delle tattiche, delle ruote tenute, limate o succhiate. Dettagli terreni e trascurabili di una vittoria che ci riconsegna il campione dei nostri sogni, che ci riconcilia con i sentimenti e che fa pari e patta con il destino. Wout van Aert ha vinto la Roubaix: giustizia è fatta…