A Vigevano torna la Scarpa d’Oro: un pezzo di storia dell’atletica
Sono passati vent’anni dall’edizione numero zero che si disputò nel 2006 quando, dopo ventisei anni, Atletica Vigevano trasformò la storica Scarpa d’Oro internazionale in una gara dedicata agli amatori, conservandone nome, prestigio e tradizione. Lo stop del 2020 dovuto alla pandemia di Covid-19 farà sì che la 20ª edizione si festeggerà nel 2027 mentre domenica prossima il via sarà dato per una edizione numero diciannove che vedrà alla partenza quasi 3mila atleti sulle tre distanze di 21, 10 e 5km.Una volta si correva nel giorno di Pasquetta, sette chilometri per una gara internazionale nata quasi per caso ma col Dna della classica. E infatti così fu. Basta dare un’occhiata ai vincitori dei lustri scorsi per rendersi conto di come un pezzo di storia dell’atletica sia stata scritta sull’asfalto della piazza del Bramante e poi sul selciato della piazza Ducale. Da «sir» Sebastian Coe che fu il primo vincitore nel 1980 a Steve Ovett, suo connazionale e rivale, che forse per invidia la corse e la vinse l’anno successivo. Da Alberto Cova a Rob De Castella a Gelindo Bordin, da Stefano Mei a Genny di Napoli a Francesco Panetta. E ancora: Paul Tergat, David Chelule. John Yuda fino a Paul Kimayo Kimugul che trionfò nel 2006. L’ultimo. Dopo quell’anno la Scarpadoro divenne ciò che è oggi e cioè una mezza maratona che ha raccolto l’eredità e la gloria di quella «sette» nata per Sebastian Coe come allenamento per la Cinque Mulini.
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