Stop alle moto “vecchie” a Milano? : il Comune calcia la palla in tribuna
Palla in tribuna alla «viva il parroco». La vicenda dei divieti di accesso in Area B e C per «vecchie» moto e ciclomotori si chiude così, con la proroga di un altro anno e la certezza che ad occuparsene non saranno questa giunta e questo sindaco, ma chi verrà. Un bel «catenaccio» che rinnega attacco e difesa alta di un Comune dall’incrollabile fede ecosostenibile e green e che suona come un clamoroso cambio di modulo. Ma come nel calcio, anche in politica quando bisogna portare a casa un punticino non si va troppo per il sottile. E allora più che il buonsenso poté il calcolo, perché dopo che qualche settimana fa il Garante del Comune aveva dato il via libera al referendum che in pochi giorni aveva visto una sostanziosa raccolta firme dei motociclisti (e non solo dei motociclisti), a sinistra devono essersi resi conto che la partita si metteva male e non potevano permettersi di lasciare un tema così ghiotto al centrodestra. Soprattutto alla vigilia di una campagna elettorale che si giocherà anche sulla mobilità. E allora addio al «pressing» ambientalista a tutto campo, addio alla «zona» green: tutti in difesa a marcare stretto a uomo cercando di evitare l’imbarcata. Giusto così e meno male. Perché a prescindere poi da chi dovrà decidere di moto, ciclomotori, aree B e C, divieti, permessi e deroghe, in un mobilità complessa come quella milanese, le due ruote (anche a motore, gli ambientalisti se ne facciano una ragione) sono una risorsa insostituibile: meno code, meno traffico, nessun problema di posteggi. Chi sta raccogliendo le firme referendarie spera di poter giocare i supplementari. «Il nostro obbiettivo – dicono – è opporci ad ogni limite di circolazione alle moto, ma il quesito sarà anche l’occasione per esprimere un giudizio sulle politiche di mobilità di questa amministrazione in tutti questi anni». La partita non è chiusa: occhio al contropiede.
