Trump si compra la Groenlandia? Allora noi compriamoci le Fiandre
Mettiamola così, sul ridere. Visto che Donald Trump vuol prendersi la Groenlandia non per “conquisto” ma per “acquisto” come direbbe Gabriele d’Annunzio se ancora fosse dei nostri, la stessa cosa potremmo fare noi, e per noi intendo il governo italiano. Potremmo prenderci qualche Paese che ci piace o “strategico” per le nostre mire che, ca va sans dire, sono perlopiù ( anzi totalmente) ciclistiche. E allora se il presidente Usa è disposto a sborsare alla Danimarca un migliaio di miliardi per assicurarsi le rotte artiche Giorgia Meloni che aspetta a fare una telefonatina al Re del Belgio Filippo I e “fare il prezzo” per chiedergli le Fiandre?
Sarebbe bello se ci comprassimo le Fiandre e non solo perchè, dopo la Sanremo avremmo l’orgoglio di organizzare anche una seconda “monumento”. Vuoi mettere correre il Fiandre italiano? In quelle terre il ciclismo è fede, più fede che altrove. Una passione che si tramanda, una vera e propria religione che ha il suo Natale proprio nei giorni della Ronde van Vlaanderen. Non è solo una festa. E’ un popolo che fa festa. I bus per andare sui muri intorno ad Oudenaarde, dove per un week c’è un vero e proprio esodo di massa, sono gratis. A bordo salgono tutti: mamme, papa, nonni e bambini coperti dalle cerate ognuno con la sua seggiolina da campo. Salgono frotte di ragazzi e ragazzi con le buste dei supermercati zeppe di cose da mangiare e soprattutto da bere. E soprattutto birra. Poi decidono dove aspettare la gara, decidono dove fare il tifo per Wout Van Aert ma anche per tutti gli altri forse un po’ meno solo per Mathieu Van der Poel. E lì stanno. Passano la giornata lì. Tra griglie, salsicce, barbecue con tanta, ma davvero tanta , cipolla in un happening popolare, alcolico ma comunque pacifico: sul Kwaremont, sul Paterberg sui tanti tratti di pavè delle Fiandre dove pedalano un po’ tutti, giovani e meno giovani. Pedalano su ogni cosa abbia manubrio, ruote e catena senza pensarci troppo: bici da passeggio, mountainbike, city bike, vecchi arnesi. Pedalano e sorridono, pedalano e stanno bene, pedalano e vivono in pace…Se ci comprassimo le Fiandre tutto ciò sarebbe cosa nostra e non eè poco: altro che rotte artiche.
Che poi non è così strano che uno Stato si compri un altro Stato. La strategia non è nuova, anzi vecchissima. Gli Stati Uniti hanno fatto spesso spesa fuori confine: dal famoso Louisiana Purchase nel 1803 quando acquistarono dalla Francia per 11 milioni di dollari un vastissimo territorio con cui praticamente raddoppiarono la loro superficie nazionale e ottennero il controllo dell’intero bacino del fiume Mississippi , all’acquisto dell’Alaska nell’800 quando pagarono ai russi 7 milioni di dollari, spicciolo più spicciolo meno. Ora torna la voglia di comprarsi la Groenlandia ma non è un fissa di Trump visto che anche il 33mo presidente Usa Harry Truman negli Anni ’50 aveva la stessa idea.
Mark Twain, uno dei padri della letteratura americana moderna, famoso per capolavori come Le avventure di Tom Sawyer e per la sua tagliente critica sociale sosteneva l’incompatibilità morale tra democrazia fondata sul consenso e quella fondata acquisizione di territori: “Un democrazia- scriveva- non può giustificare l’acquisto e il dominio su popolazioni straniere…”. D’accordo, sicuramente è così ma vale per la storia e sicuramente può valere oggi per la Groenlandia. Ma con le Fiandre questo discorso non si può fare. Le Fiandre per chi ha nel sangue le corse del Nord sono uno stile di vita, una “fissa” un modo di essere fuori dalle convenzioni e dalle rotte. Terre e strade fuori tempo, sono una rivoluzione fatta col “32”, sono il rock suonato in chiesa: compriamole!
