In occasione della Settimana Mondiale dell’Allattamento (1-7 ottobre), i dati diffusi dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN) ci regalano una fotografia importante del nostro Paese: il 71% dei neonati in Italia viene allattato esclusivamente al seno alla nascita. Un segnale bellissimo che dimostra quanto le neomamme desiderino offrire ai propri piccoli il miglior avvio di vita possibile.

Tuttavia, man mano che i mesi passano, queste percentuali tendono a calare: secondo l’Istituto Superiore di Sanità, la quota di allattamento esclusivo scende al 48% a 2-3 mesi e al 39% a 4-5 mesi, con una netta disparità geografica che vede il Nord e il Centro avanti rispetto al Sud e alle Isole.

La domanda allora sorge spontanea: perché succede e come possiamo proteggere questo momento così prezioso?

Non basta “voler allattare”: serve una rete di supporto reale

La consapevolezza dei benefici del latte materno è oggi molto alta, ma la sola forza di volontà non sempre basta. Come ricorda il Prof. Massimo Agosti, Presidente della SIN: “La consapevolezza dei benefici dell’allattamento, da sola, non basta perché una madre riesca ad allattare. È necessario che possa contare su un sostegno concreto e continuativo: da parte della famiglia, ma anche dei professionisti e dei servizi sanitari”.

Per rispondere a questo bisogno, la SIN promuove il Progetto Policy Aziendale per l’Allattamento (PAA), al quale hanno già aderito 115 Punti Nascita in tutta Italia. L’obiettivo è garantire pratiche fondamentali fin dai primi minuti di vita:

  • Contatto pelle-a-pelle immediato in Sala Parto.

  • Rooming-in (la possibilità per la mamma di tenere il neonato in camera almeno 20-24 ore al giorno).

  • Presenza del partner o caregiver, per non far sentire la neomamma isolata.

Miti da sfatare e buone notizie dalle nuove generazioni


Un aspetto fondamentale emerso dal nuovo Position Statement 2026 sull’Allattamento riguarda le vere controindicazioni, che in realtà sono rarissime. Molto più frequenti sono invece i dubbi, le difficoltà iniziali e i “falsi miti” (come la paura del “latte poco nutriente” o non sufficiente), che rischiano di portare a un’interruzione precoce se non si riceve il giusto orientamento.

La buona notizia? La Generazione Z risulta molto più informata e consapevole rispetto a quelle precedenti. I giovani genitori usano il web in modo più critico, riescono a discriminare meglio le fonti e cadono meno nella trappola delle fake news.

Nella foto: Riccardo Davanzo, Esperto in Nutrizione infantile

I benefici che durano una vita

Ricordiamoci infine che il latte materno non è un semplice alimento, ma un vero e proprio “scudo” per la salute:

  1. Protezione immediata: Difende il neonato dalle infezioni e supporta il sistema immunitario nei primi mesi.

  2. Prevenzione a lungo termine: Riduce il rischio di sviluppare sovrappeso, obesità e malattie cardiovascolari in età adulta.

  3. Un gesto universale: Che si tratti di un bambino a termine o di un piccolo nato pretermine (dove il latte materno o donato è una vera e propria terapia), l’allattamento crea un legame profondo e insostituibile.

E nella tua esperienza? Ti sei sentita abbandonata e poco accompagnata?

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