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Il video del runner londinese che correndo  su Putney bridge dà una spallata ad una ragazza facendola finire in strada mentre sopraggiunge un bus che rischia di investirla fa discutere. Quel tipo è un criminale, non c’è appello Ma si discute se i runner stiano o meno diventando  prepotenti e maleducati. Ed è un po’  il solito dibattito che si può estendere ai ciclisti, ai motociclisti, agli automobilisti. Generalizzare però è sempre rischioso. Uno diventa prepotente e maleducato perchè  fa parte di una categoria o è una persona prepotente e malducata perchè quello è il suo dna e lo è quando cammina, se pedala o quando si mette al volante di un’auto o di una moto?  Per me vale la seconda ipotesi.  Ma il pro e il contro ( bibì e bibò si dice in redazione) è un giochino che appassiona e a volte porta anche contributi. Così oggi sulle pagine dl Giornale su questa storia del runner inglese ci siamo “esibiti” anche io e il mio collega Marco Lombardo.

 

MARCIAPIEDI? SPAZI DA CONDIVIDERE
Ma se non corriamo sui marciapiedi dove corriamo? Nelle grandi città si sta stretti. Ci stanno stretti gli automobilisti, i motociclisti, i ciclisti. E ci stanno stretti anche i pedoni. Lo spazio è quello che è e va condiviso come si fa oggi sui «social». Solo che lì basta un clic, nella vita reale invece servono educazione e tolleranza: merce rara. Ovvio che un runner che corre su un marciapiede e spinge una signora sotto un bus è un criminale, un folle, un idiota. Non c’è appello. Ma sono della stessa «pasta» gli automobilisti che tagliano la strada a chi va in bici, i motociclisti che fanno il pelo ai pedoni, i ciclisti che sfrecciano contromano sui marciapiedi. E si potrebbe continuare. La categoria non c’entra. Sono le persone a fare la differenza. Quindi non sono i runner a essere «balordi», ma è quel tipo a Londra che va messo in croce. Probabilmente avrebbe fatto la stessa cosa guidando un’auto, in moto o pedalando. I runner in realtà fastidio ne danno poco: corrono e si fanno i fatti loro. Anzi, quando possono, dai luoghi affollati stanno alla larga. Corrono spesso sui marciapiedi perché non hanno altri spazi e tengono alla pelle. Corrono nei parchi, sulle rive di fiumi e laghi, sui lungomare, in pianura, in montagna. Sono troppi? Negli ultimi anni sono diventati effettivamente tantissimi, un’onda che ha alzato le chiappe dal divano e si è messa in moto. Ma credo che questa sia solo un buona notizia. Il resto conta poco.
Antonio Ruzzo

 

BASTA CON I MALEDUCATI IN CALZONCINI
No, stavolta non lasciamo correre. Perché il runner «caso isolato» (ovviamente) del Putney Bridge di Londra non è affatto solo nel mondo. Sono in tanti. Sono milioni. E non c’è giornata, settimana, mese, in cui non si inventano qualcosa. Dalle gare in cui ti sparano della vernice colorata in testa (ma perché?), ai trofei montani alla sagra della rana fritta. Corrono tutti, chissà per dove: e tu li devi lasciar passare. Ma non basta più: parchi e piste non sono abbastanza, siamo all’invasione. Di bipedi invasati che hanno scoperto la bellezza di diventare secchi come delle scope. Bipedi sudati e spiritati che vanno: vanno senza avere un traguardo ma che esigono una priorità. E che hanno preso strade e marciapiedi come fossero il loro personalissimo tapis-roulant. Corrono e ti spingono, perché intralci il loro Momento di Gloria. E li vedi infatti che incedono gloriosi come se avessero la colonna sonora del famoso film al seguito. Peccato che il marciapiede – se così si chiama – dovrebbe prevedere appunto quella: la marcia. E peccato che la signora di Londra diventi un intralcio al benessere collettivo: era lei insomma che doveva scansarsi. Perché correre – l’avete già sentita? – dà le stesse sensazioni del cioccolato. Allora confesso: io continuo a mangiare quello, anche sul marciapiede perché no. E fidatevi: dà le stesse sensazioni della corsa, ma non rischia di travolgere nessuno.
Marco Lombardo