“Molti arrivano qui all’Eroica per la prima volta e poi tornano: è il segno più chiaro che questo territorio lascia sempre qualcosa…”. Franco Rossi, presidente di Eroica che in questo week end va in scena a Montalcino, sa perfettamente quanto questa avventura con “bici storiche su strade prevalentemente sterrate…” non sia solo una ciclostorica, un appuntamento ciclistico, una delle tante (forse troppe) kermesse che si possono frequentare e pedalare. Per raccontare Eroica torna alla mente  “Riportando tutto a casa”, uno dei primi album dei Modena City Ramblers, la band che per anni ha contaminato il rock e il folk tra le vie irlandesi e quelle delle pianure padano modenesi: da veri “ramblers” viaggiavano, si fermavano nei pub dublinesi, conoscevano altri musicisti, suonavano insieme a loro e poi riportavano a casa note, emozioni, racconti…Va così anche con l’Eroica. Uno arriva, conosce un mondo che forse non si aspetta, si mette a suo agio, pedala, fatica, si lustra gli occhi con la meraviglia delle strade bianche, dei luoghi, dei borghi e dei paesi che attraversa e poi ritorna a casa. Non solo con una bottiglia di Chianti, con un numetrino attaccato sulla bici e una maglia sudata ma anche  con l’emozione e la sottile malinconia di aver vissuto per un week end un’avventura quasi fuori dal tempo. Ovvio che poi, come spiega il presdiente Rossi, ritorna…

E in questo week end saranno circa 2.500 i ciclisti  che arriveranno (o tonrneraranno) per la  decima edizione di Eroica Montalcino sulle strade bianche della Val d’Orcia.  Tanti gli italiani ma tanti anche gli stranieri che sono il 30 per cento degli iscritti . Germania  Svizzera, Austria, Regno Unito e Stati Uniti,  Belgio, Francia e Paesi Bassi. Una trentina le nazioni presenti, con partecipanti provenienti anche da Australia, Giappone, Sudafrica ed Emirati Arabi Uniti. Da oggi  tre giorni di festa con diversi appuntamenti fino a domenica quando toccherà pedalare su cinque itinerari diversi che permettono a ciascuno di scegliere il proprio modo di stare su queste strade: c’è il percorso più lungo e ci sono i tracciati più brevi, pensati per vivere l’esperienza con più calma, tra ristori, soste e attraversamenti nei paesi. Si può scegliere, c’è un’Eroica per tutti: dai 27 km della Passeggiata Eroica ai 45 del Percorso del Brunello, ai 69 delle Crete Senesi ai 96 del medio della Val d’Orcia fino al lungo Eroico di 153 km con le salite più iconiche delle Strade bianche.

Eroi di un’altra Eroica,quella di primavera. Eroi alla ricerca di una normalità che si va cercando anche prima di pedalare, in quel dolce senso dell’attesa che rende il sabato del villaggio forse anche più bello di ciò che verrà: nei festival con i suoi balli, nell musiche in piazza, negli spettacoli, nei i giochi per i bambini,  nella Cena Eroica nei quartieri e i ristori di sempre. Chi corre l’Eroica un po’ eroe lo è sempre  anche se sa perfettamente che gli eroi sono altri. O forse no. Perchè per correre in bici tanti anni fa un po’ eroi bisognava esserlo. Le bici erano quelle che erano. E le strade anche. Niente carbonio,  niente elettronica, niente integratori, niente di niente. Forse la fatica era di più. Certo che le facce erano antiche già da giovani .

Un altro mondo. Un mondo dove la bici era poesia pura, romanzo, oggetto del desiderio e di un racconto infinito uscito dalle penne di grandi scrittori. Non solo un mezzo meccanico, ma il mezzo per raccontare una grande storia di attese e di speranze. Ora con Eroica tutto rivive,  ovvio e per gioco. Un ciclismo da pionieri con lo spirito lieve che serve in questi casi.  Più rilassato , più godereccio dove ci si ferma,  si chiacchiera e si mangia davvero: torte fatte in casa, salumi,  minestra di pane,  zuppa di ceci e zabaione col vin santo. Facile fermarsi, difficile ripartire. Ma si fa. Tutto si fa. E alla fine si arriva, quando la fatica finisce, tutto finisce e forse un po’ dispiace. E allora la musica è quella dei Modena: “Addio, addio e un bicchiere levato al cielo d’Irlanda e alle nuvole gonfie. Un nodo alla gola ed un ultimo sguardo alle strade del porto. Un sorso di birra per le verdi brughiere e un altro ai mocciosi coperti di fango. Un brindisi anche agli gnomi e alle fate Ai folletti che corrono sulle tue strade…”. Che poi però è sempre un arrivederci.