La corsa rende liberi: ma per le donne vale un po’ meno
La corsa rende liberi ed è un esempio di democrazia perfetta. Tutti possono correre, senza distinzioni: allenati, non allenati, grassi, magri, belli, brutti, uomini e donne. Anzi no, le donne meno perchè ci sono ore e luoghi dove per una donna sola correre è pericoloso. Tempo fa una ragazza venne aggredita e molestata nel Parco di Monza, ieri la stessa sorte è toccata ad una ragazza al parco delle Cave. Brutte storie, storie di «nera», incontri drammatici che segnano e lasciano segni difficili poi da cancellare. Va così a Milano. Il «running» come si dice oggi è sempre più amato e frequentato da atlete e donne semplicemente appassionate che però non sempre possono correre dove vorrebbero. Prendiamo i parchi, il posto ideale per fare sport. Non sempre si riesce a correre nelle ore più frequentate e quindi più sicure ma in molti parchi anche nelle ore dove c’è più luce e c’è più gente ci sono tratti isolati e pericolosi. Premesso che è praticamente impossibile pattugliare tutta la città, aree verdi comprese, va detto che qualcosa si potrebbe fare e in realtà è stato fatto. Fu Letizia Moratti, quando era sindaco, ad installare le colonnine SOS per aumentare la sicurezza nei parchi cittadini, forse non la più efficace delle misure possibili ma comunque un tentativo concreto di porre rimedio ad una deriva di criminalità che preoccupava già allora. Poi col tempo molte sono cadute in disuso fino a diventare un problema di degrado e quindi disinstallate. Morte e sepolte, purtroppo. Resta il nulla. Restano qua e là alcune «panchine rosse» tanto care alla retorica della sicurezza politicamente corretta che ricordano a tutte le donne quanto sia pericolosa Milano (anche quando corrono). Ma non servono a nulla.
