E godiamocelo questo mondiale di ciclismo. Godiamocelo perchè nel giorno in cui la Rai radiotelevisione italiana manda in onda la più vergognosa diretta della sua storia, interrompendo le trasmissioni a 38 chilometri dal traguardo di una gara che stava raccontando tutto e di più a vincere è il gegario che non ti aspetti, Brandon Mc Nulty, americano di Phoenix in Arizona, luogotenente di Tadej Pogacar nella Uae Emirates che oggi a Montreal era assente giustificato. Suona l’inno americano, stona e parecchio la televisione italiana, arrivata in Canada in forze con tanto di inviati e troupe che segue il mondiale praticamente dal via e dicide di interrompere la diretta quando la corsa si sta per decidere, quando Van der Poel è in fuga con Roglic e Onley, quando da dietro Ciccone, Evenepoel,  Van Aert, Pedersen, PIdcock e altri stanno rinvenendo quando i giochi sono tutti ancora da decidere. Fine. Fine delle trasmissioni. Da Raidue uno prova a sintonizzarsi su Raisport ma si ritrova a fer i conti con la replica di una partita di Serie C2. Sembra iun incubo. Anzi lo è perchè non c’è nessuna logica a tutto cio. E allora l’ultima spiaggia resta Raiplay, sperando che la connessione sia generosa e ci assista e che ilportale della Rai non faccia le bizze. Nulla. Nulla neanche lì. Per chi non ha l’abbonamento ad Eurosport il mondiale finisce qui. Da non credere. Finisce senza sapere come va a finisre fino a 13 chilometri dal traguardo quando la diretta riprende con Mc Nulaty in fufga e tutti gli altri a rincorre. La sensazione è quella di essersi persi il meglio. Che non è tristezza ma rabbia. Rabbia per un servizio pubblico che non sa fare il servizio pubblico. Per una Rai che non rispetta un mondiale di ciclismo, i milioni di appassionati che lo stavano seguendo,  lo sport come cultura di un Paese che non ha cultura. Vince Brandon Mc Nulty ed è una storia bellissima da raccontare. Ciò che ha fatto la Rai è invece la più grande sconfitta di sempre.

 

 

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