Un po’ ci si deve rassegnare. Dopo Grecia, Olanda, Belgio, Irlanda ed Israele quest’anno tocca all’Ungheria. Il Giro parte domani da Budapest e arriverà in Italia martedì per salire sull’Etna dopo un giorno di riposo e un bel viaggio in aereo. Qualche polemica c’è e non c’entrano la guerra e la decisione di cominciare a pedalare proprio così vicini ai territori del conflitto. A qualche corridore non va giù il lungo trasferimento dopo soli tre giorni di gara, agli appassionati di ciclismo che il Giro d’Italia cominci in altri Paesi. Ma ormai si va dove ti portano “cassa” e contratti. Forse è sempre stato così. Ma adesso è un po’ di più perchè le leggi sono quelle del mercato, come si usa dire. Si sente tanto parlare di un ciclismo globale che non si capisce bene cosa sia se non la necessità di andare a prendere i soldi dove ci sono, che era poi quello che facevano tanti anni fa gli organizzatori delle garette di strapaese quando molestavano i “cumenda” della zona a caccia dei “danè”. E se servono tanti denari per organizzare il Trofeo tal dei tali figurarsi per Giro o Tour. E allora ci si abitua a tutto . Anche a un Giro che nei prossimi anni partirà dagli Stati Uniti e a un Tour de France che ha rischiato, come aveva annunciato il Thai Tourism Authority un paio di anni fa, di far tappa in Thailandia. Ma forse era troppo anche per i francesi. E se la legge è quella dello sponsor è una legge che non fa sconti. Alla storia, all’epica della corsa, al suo passato e ai suoi eroi. Tutto ha un prezzo. Una partenza, un arrivo, una tappa, un traguardo volante un gran premio della montagna anzichè un altro. Ma poi, quando si comincia a pedalare, tutto passa e va.  Via Da Budapest quindi, per 23 giorni di tappe, fughe e volate. Con l’Etna in Sicilia, il Blockhaus in Abruzzo con il tappone dell’Aprica, il Passo Fedaia e la Marmolada. Vincerà Richard Carapaz, così si dice. Il campione olimpico, che il Giro lo ha già vinto tre anni fa, ovviamente farà tutti gli scongiuri del caso ma gli toccherà recitare il ruolo di favorito. Dovrà vedersela con Johao Almeida, Romain Bardet e Simon Yates che arriveranno secondo, terzo e quarto. Sempre così si dice. Per quanto ci riguarda si può puntare tutto sull’eterno Vincenzo Nibali che è una bella scommessa. O forse un azzardo dettato dal cuore. Che poi, per fortuna, è ancora ciò che fa la differenza.