La Val Gandino è una delle perle delle “Cinque Terre” bergamasche: Gandino, Cazzano Sant’Andrea, Leffe, Casnigo e Peia,  borghi suggestivi, ricchi di architetture storiche, antichi mestieri, musei del tessile, sapori autentici e paesaggi incontaminati. Ma in Val Gandino c’è soprattutto  la ““Corsa de öf”, la corsa delle uova. Sono parecchi anni che c’è, quasi un secolo,  ed ormai è diventata tradizione, a metà tra sfida sportiva e festa popolare, vissuta con seguito e passione da valligiani e turisti, un po’ come accade nelle disfide, nei palii  tra campanili e contrade .

Si corre ogni anno l’antivigilia  della prima domenica di Luglio, nei giorni in cui a Gandino si festeggiano con solennità i santi Martiri Patroni: Ponziano papa, Valentino prete, Quirino tribuno e Ponziano prefetto. La storia racconta che la ““Corsa de öf” nacque da una scommessa che mise di fronte nel luglio del 1931  due diciottenni del paese, Lorenzo Archetti e Giovanni Bonazzi.  Lorenzo e Giovanni si ritrovano a casa di quest’ultimo per il pranzo della festa che tradizione voleva fossero “öf e scamuscì” (uova e germogli di radicchio) preparato dalla mamma  Margherita che, un po’ sul serio e un po’ per gioco, disse ai due che quel pasto dovevano guadagnarselo.

E prese corpo la sfida: Giovanni avrebbe raccolto cento uova poste ad un metro l’una dall’altra fra Piazza Vittorio Veneto e la Chiesa di Santa Croce, mentre Lorenzo nel contempo avrebbe corso in andata e ritorno il tragitto che porta al passaggio a livello di Fiorano al Serio, ove transitava la Ferrovia della Valle Seriana che abitualmente utilizzava per raggiungere Milano per lavoro. Chi vinceva avrebbe mangiato. E vinse Lorenzo favorito, allora come oggi, dalla continuità della corsa rispetto a chi deve raccogliere le cento uova facendo anche attenzione a non romperle. Da allora ogni venerdì che anticipa la prima domenica di luglio la sfida si rinnova con un paese che si prepara a godersela e poi a far festa  sotto i portici del municipio dove in uns lungs notte bianca vengono offerte a tutti uova sode e frittata grazie anche al Gruppo degli Alpini in un centro storico che si anima con decine di eventi con  musica, degustazioni, spettacoli di strada e prodotti tipici.

Pochi giorni fa a palazzo Lombardia è stata presentata la 94ma edizione che si correrà il 4 luglio. All’incontro, erano presenti gli assessori al turismo  Barbara Mazzali e alla casa Paolo Franco oltre ovviamente agli organizzatori e ai dirigenti dell’Atalanta Club Valgandino che dal 1981 hanno riportato la corsa delle uova agli antichi splendori facendola diventare tradizione della comunità gandinese che in onore di questa corsa ha addirittura lastricato con i cubetti di marmo bianco che segnalano la posizione delle uova la pavimentazione di via Dante che collega lo zampillo laterale della fontana civica, il punto di partenza stabilito dall’antica scommessa, e l’antica chiesa di Santa Croce. “È sorprendente – ha sottolineato l’assessore Mazzali – pensare che una semplice scommessa tra ragazzi, nata nei primi decenni del Novecento, sia oggi diventata una manifestazione capace di attirare visitatori, fotografi, turisti e appassionati da tutta la Lombardia e oltre. Ogni anno, Gandino si accende di energia, risate e spirito di comunità grazie a questa sfida unica nel suo genere: una corsa podistica che unisce sport, folklore e identità locale. È un evento che non si limita allo spettacolo, ma sa raccontare un territorio, i suoi sapori, la sua cultura e il suo spirito accogliente”.

La corsa delle uova incarna perfettamente quel modello di turismo esperienziale che Regione Lombardia sta valorizzando con forza. “Il turista contemporaneo non cerca più soltanto luoghi da visitare – ha spiegato Mazzali – ma esperienze da vivere, possibilmente autentiche e radicate nel tessuto sociale. Vuole sentirsi parte di qualcosa, immergersi in una storia, coglierne le sfumature, assaggiare un piatto tipico, scambiare due parole con gli abitanti, assistere a una festa di paese. A Gandino tutto questo accade, ed è ciò che rende la Corsa delle Uova qualcosa di più di un evento: è un viaggio nella memoria collettiva, nell’anima della Val Gandino”.