Nessuno alla Vuelta si aspettava ciò che è accaduto a Bilbao, dove una protesta pro-Palestina nella zona del traguardo ha costretto gli organizzatori ad accorciare e neutralizzare l’11/a tappa della Vuelta. Decine di manifestanti hanno invaso l’arrivo della frazione, la Bilbao-Bilbao, di 157 km di fatto bloccando la corsa: “A causa di alcuni incidenti al traguardo, abbiamo deciso di prendere il tempo a 3 km dal traguardo….” hanno spiegato gli organizzatori, mentre i manifestanti con bandiere palestinesi cercavano di spingere le transenne sulla strada per bloccare il rettilineo d’arrivo. Sul fronte sportivo, non c’è stato nessun traguardo da superare e nessun vincitore.

Il britannico Tom Pidcock ha guadagnato qualche secondo in classifica, arrivando sul punto della neutralizzazione insieme con il leader della corsa, Jonas Vingegaard. Il danese ha ora 52” di vantaggio su Joao Almeida e 56” su Pidcock. Ma sinceramente la cronaca conta poco, quantomeno quella sportiva.

La Vuelta è sotto scacco. Giorni fa durante la crono a squadre nei pressi di Figueres,  la squadra Israël-Premier Tech era stata bloccata da alcuni manifestanti e settanta all’ora ed era andata bene perchè nessuno si era fatto male. Ieri più o meno la stessa scena con i manifestanti che hanno attraversato la strada al passaggio del gruppo, causando la caduta del nostro Simone Petilli che sui social ha scritto:  “Capisco che la situazione non sia buona, ma ieri sono caduto a causa di una manifestazione. Per favore, siamo solo ciclisti che fanno il loro lavoro e se continua così, la nostra sicurezza non sarà più garantita”.

Nella riunione di stamattina, molti altri corridori hanno espresso la loro preoccupazione. “Rispettiamo il diritto alla protesta pacifica ma le azioni che mettono in pericolo gli atleti sono inaccettabili. Il ciclismo è uno sport molto duro, che richiede sforzi ai limiti del sovrumano, e non possiamo accettare che a tali ingenti fatiche debbano aggiungersi queste minacce: non tollereremo più le azioni irresponsabili e pericolose di una minoranza che mette a repentaglio la vita di coloro che noi rappresentiamo. Chiediamo alle forze di sicurezza spagnole di fare tutto ciò che è in loro potere per assicurare uno svolgimento sicuro della corsa e proteggere i corridori: occorrono professionalità e reattività per mantenere la Vuelta una competizione sportiva e non farla diventare sede di inutili rischi.  Tutti hanno il sacrosanto diritto di manifestare, ma ciò non deve andare a danneggiare degli atleti che stanno lavorando. Il nostro sport è una celebrazione di performance e resilienza, e tale deve rimanere, al riparo da ogni forma di ostacolo e violenza”. Non servono commenti.