Un robot fa il record di mezza maratona: non chiamatelo sport
Film profetici sui rapporti uomi robot come Her e serie TV come Humans hanno mostrato che le persone potrebbero ben presto innamorarsi di umanoidi sempre più somiglianti alle persone in carne e ossa. Dalla cucina, alle pulizie di casa, dai lavori di fatica e non solo di fatica alla guerra al sesso la robotica si sta inesorabilmente impadronendo delle nostre vite. Toccava allo sport, anzi in realtà è gia toccato perchè la tecnologia e l’intelligenza artificiale già oggi in molte discipline sono necessarie per i progetti, lo sviluppo, per migliorare performance e sicurezza. Ma se ci si aspetta di vedere i robot alle spalle di un progetto sportivo o al massimo al fianco, forse non si immaginava di vederli protagonisti in modo eclatante. E invece ci siamo. Pochi giorni fa a Pechino sulle strade intorno a E-Town, il polo produttivo high-tech statale nella capitale cinese, si è corsa un mezza maratona al mondo con robot umanoidi . E un robot umanoide che era in gara contro corridori in carne e ossa ha battuto il record mondiale in mezza maratona.
La corsa si è svolta su corsie separate tra umani e macchine per evitare incidenti o collisioni e secondo la tv cinese Cctv, l’umanoide vincitore ha coperto il percorso in 50’26”, a una velocità media di circa 25kmh, un tempo nettamente inferiore all’attuale record mondiale di atletica leggerea, 57’20”, detenuto dall’ugandese Jacob Kiplimo. Il risultato rappresenta un progresso spettacolare rispetto all’anno scorso, quando i robot-corridori erano caduti ripetutamente e il migliore aveva impiegato più di due ore e 40 minuti per terminare la gara. La tecnologia va avanti a passo veloce, ovviamenete inarrestabile, e apre il dibattito e la riflessione. Non è la prima volta che le macchine battono l’uomo. Era già successo negli anni della rivoluzione industriale quando, nei processi lavortaivi, alle capacità fisiche delle persone si erano sostituite quelle meccaniche ed era successo nel 1997 quando un computer riuscì a battere in una partita di scacchi l’allora campione del mondo Garry Kasparov. Più di recente ad avere la meglio sull’intelligenza dell’uomo era stato l’algoritmo AlphaGo sviluppato dai ricercatori di Google che si era imposto sul maestro Lee Se-Dol, in una partita di Go, l’antichissimo gioco di strategia nato in Cina oltre 4000 anni fa.
Arriveremo ad uno sport solo per i robot? Probabilmente sì. Potranno gli algoritmi, gli umanoidi, l’intelligenza artificiale sostituire gli uomini, la loro fatica, la loro creatività, la voglia di non arrendersi fino a traguardo, lo scoramento per un obbiettivo fallito o la gioia per una vittoria. Ovviamente no. Into però ci si interroga sulla scorta di un’innovazione tecnico-scientifica sempre più sorprendente che alimenta il dibattito e il timore che si possa arrivare a un superamento della condizione umana così come la storia, la filosfia e l’etica ci hanno consegnato. Da una parte il sogno ( o l’incubo, dipende dai punti di vista) di liberare l’uomo dai suoi limiti biologici, dall’altra la convinzione ( o la speranza) che resti sempre un confine stabile tra uomo e macchina. E che non sia valicabile.
