Un Tour già praticamente deciso che però resta caldo. Caldissimo meteorologicamente parlando.  E’ così il Tour, è sempre stato così, ma quest’anno pare sia peggio colpa della “cupola” di calore che opprime i cieli della Francia in queste settimane e che  non sta concedendo tregua a corridori e organizzazione costretti a fare i conti con temperature  stabilmente oltre i 30 gradi e in qualche occasione anche vicine ai 40.  E allora la direzione di corsa ha ampliato le zone di rifornimento, ha concesso alle ammiraglie margini più ampi per assistere i corridori, ha introdotto  moto che in gara riforniscono gli atleti con bevande fredde.  Qualcuno, fra cui  Tadej Pogačar, ha proposto di anticipare l’orario delle partenze ma è arrivato , a stretto gito di posta, il no seccco dell’organizzatore  Christian Prudhomme che ha spiegato che la Grande Boucle non è una garetta sociale ma muove ogni giorno 28.000 persone, tra poliziotti, vigili del fuoco e gendarmi e che le strade non sono sempre disposizione ma vengono concesse per un orario specifico: “si può accorciare il percorso di quindici chilometri o partire mezz’ora prima. Ma questo si può fare solo caso per caso…”.

Tradotto significa che il Tour continua, il caldo probabilmente pure,  e così si arriverà a Parigi. In una corsa segnata, in una corsa dove il campione sloveno ha calato il poker con un altro capolavoro in solitaria sul traguardo di Le Markstein Fellering, sferrando l’attacco decisivo a circa 8 chilometri dall’arrivo sulle rampe del Col du Haag, non pare possano più esserci sorprese.  Per Pogacar arriva in terra francese la sua 25esima vittoria al Tour, eguagliando André Leducq, campione francese vincitore due volte della corsa di casa ed eroe della Resistenza nel suo Paese. Lo sloveno conquista la 125esima vittoria in carriera, la 17^stagionale e ora è al comando con 4’30” su Vingegaard e 5’04” su Evenepoel. Domani quindicesima tappa, la Champagnole-Plateau de Solaison di 183,9 km. Tutto già deciso. Unica incognita il caldo: meglio che niente….