Lanzo e la strage dei ciclisti non è un allarme ma il punto di non ritorno
Se un uomo al volante di un’auto , dopo aver discusso con un gruppo di ciclisti, a torto o ragione, decide di tornare indietro ed investirli rischiando di ucciderli e mandandone quattro in ospedale in gravi condizioni, significa che è arrivato il momento di fermarsi. Fermare tutto e riflettere sul livello di degnerazione a cui siamo arrivati. E purtroppo non è un fatto che riguarda solo “automobilisti” e “ciclisti”. Riguarda la vita di tutti i giorni dove basta un malinteso, uno sguardo male interpretato, una parola di troppo per innescare reazioni abnormi, violente, assassine.
Ciò che è successo stamattina a Lanzo Torinese purtroppo non è qualcosa di eccezionale, di inaspettato. Chi va in bici sulle strade sa perfettamente che il rischio è alto. Alto perchè il pericolo di finire investiti è immanente ma altissimo perchè la assurda “guerra” tra ciclisti e automobilisti ormai è fuori controllo. Basta un nulla a scatenare reazioni imprevedibili e drammatiche. Hanno sempre tutti ragione ( gli uni e gli altri) , sono sempre tutti convinti di essere nel giusto, mai nessuno che chieda scusa, che faccia un passo indietro, che disinneschi…
Fermo restando che l’uomo di 73 anni che stamattina ha volontariamente investito i cicloamatori è un potenziale assassino e che dovrà verosimilmente rispondere di un tentato omicidio stradale, la tragedia di Lanzo non è un campanello d’allarme ( già suonato infinite volte) ma un punto di non ritorno. Segna il degrado di un Paese che ormai ha perso molti dei suoi riferimenti, che è sempre più intollerante, ignorante, arrogante, violento, sempre più sulle barricate, con me o contro di me… Un Paese sempre più irreale e virtuale che ha scambiato i social per piazze vere con le differenza che lì tutto si può dire, tutto si può fare, una “cloaca” dove ogni insulto e ogni nefandezza è ammessa senza che nessuno mai te ne chieda conto. Siamo un Paese che ha perso il senso della responsabilità, dell’abuso, della colpa e che ormai considera anche la vita come un’opzione, non un valore sacro e inviolabile ma una semplice prerogativa di cui si può disporre. E allora non c’è nessuna differenza tra i quattro ragazzi che pochi giorni fa a Cervia hanno ucciso a pugni Nicola Musiani colpevole di vivere in un camper e di averli ( forse) guardati male e l’automobilista di Lanzo che per un “vaffa” ha girato la sua auto e ha provato ad ammazzare sei cicloamatori…
