“Non ho più alcun fastidio fisico e ho la sensazione di aver ritrovato un buon ritrmo in bici nell’allenamento e nel percorso di recupero. Ma se dovessi cadere di nuovo, la situazione potrebbe diventare davvero problematica…”. Bene ma non benissimo.  Tadej Pogacar si racconta in una intervista a “The Atletic”,  il quotidiano americano on line collegato al New York Times,  e si capisce al volo che la caduta di fine agosto quando stava per andare a vincere la Vuelta è stata molto peggio di ciò che sembrava. “Ora sono felice di riuscire a stare in piedi”  continua il fuoriclasse sloveno nella chicchierata con Jacob Whitehead.  In quella rovinosa caduta Pogacar, che aveva inutilmente cercato di ripartire ma venne fortunatamente fermato anche perchè chiaramente sotto choc,  rivela di aver subito la frattura non di una ma di tre vertebre come era emerso in una prima diagnosi, insieme una frattura scomposta della clavicola sinistra e una commozione cerebrale. “Due settimane dopo la caduta ho fatto una nuova Tac e ho scoperto che c’erano altre due vertebre fratturate nella parte alta della schiena, subito sotto l’ultima vertebra cervicale che si sapeva fosse rotta”. Ma oltre alle fratture, Pogacar ha sofferto all’inizio della convalescenza, trascorsa a Monte Carlo, dove risiede, con problemi di vertigini e problemi di nausea e coordinazione, a causa dell’orecchio interno finito fuori asse: “Non riuscivo nemmeno a farmi una doccia- continua lo sloveno nell’intervista a The atletic- Avevo le vertigini non appena mi alzavo o abbassavo la testa. Ero totalmente esausto ed è stato davvero durissimo. Inoltre non stavo bene mentalmente. Ero davvero giù, quasi depresso e passavo giornate intere senza voler fare nulla”. “Cosa penso ora? Sono semplicemente felice di essere vivo…”