HIV e sostenibilità del SSN: prevenzione, PrEP e pari accesso alle cure
In occasione della presentazione del nuovo report “Cambiare la traiettoria dell’HIV in Italia: prevenzione, equità e innovazione per un SSN sostenibile”, promosso da Cencora e ViiV Healthcare, diversi esperti del settore sanitario ed epidemiologico sono intervenuti per delineare il futuro della lotta all’HIV nel nostro Paese.
Il messaggio centrale emerso dal confronto è chiaro: senza nuovi interventi di prevenzione e diagnosi precoce, la spesa sanitaria annuale per la gestione dell’HIV rischia di superare i 2 miliardi di euro entro il 2030. Di questa cifra, circa 1,4 miliardi saranno legati a nuove infezioni che potrebbero essere evitate.
Il Prof. Massimo Andreoni (Professore Emerito di Malattie Infettive all’Università Tor Vergata di Roma e Membro del Consiglio Superiore di Sanità) ha sottolineato come le terapie attuali abbiano trasformato l’HIV in una condizione cronica gestibile con un’aspettativa di vita sovrapponibile a quella della popolazione generale. Tuttavia, l’efficacia di queste soluzioni dipende drasticamente dalla tempestività della diagnosi. Andreoni ha evidenziato il ruolo strategico delle nuove opzioni di prevenzione, come la PrEP long-acting, in grado di azzerare o ridurre drasticamente il rischio di contagio nelle popolazioni maggiormente esposte. Tuttavia, considerando che una persona con HIV non diagnosticato può trasmettere involontariamente il virus più volte negli anni, rafforzare la prevenzione sul territorio nazionale rappresenta non solo un atto di tutela della salute pubblica, ma anche una leva fondamentale di risparmio per le casse dello Stato.
E’ stato il Prof. Stefano Vella (Docente di Salute Globale alla Cattolica e di Metodologia della Ricerca Clinica a Tor Vergata, già Direttore del Dipartimento del Farmaco dell’ISS) a ribadire che gli strumenti scientifici e normativi per sconfiggere l’HIV esistono già. La vera sfida, però, risiede nel garantire che la PrEP e i test diagnostici siano accessibili in modo omogeneo e uniforme in tutta Italia. I dati del report mostrano infatti che oltre il 75% degli utenti che fanno uso della PrEP si concentra in sole tre regioni (Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna).Inoltre, ha ricordato un importante “effetto collaterale positivo”: i protocolli legati alla somministrazione periodica della PrEP in ambito ospedaliero consentono di monitorare e prevenire contemporaneamente altre infezioni sessualmente trasmissibili (come sifilide, gonorrea, epatiti e HPV).
Ad esprimere la visione dell’azienda farmaceutica interamente dedicata alla ricerca sull’HIV è stato Fabio Vecchio (Market Access, Government Affairs and Communications Director di ViiV Healthcare Italia) che ha sottolineato che l’obiettivo del report è fornire dati scientifici e programmatici decisori pubblici per semplificare i percorsi assistenziali e favorire un’organizzazione basata sul modello hub-and-spoke, connettendo i centri d’eccellenza con i servizi di prossimità sul territorio. Investire in partnership strategiche e soluzioni innovative permette di coniugare l’efficienza economica con la tutela della salute del paziente.
Nel corso dell’incontro, Anna Ponzianelli si è concentrata sugli aspetti economici e sulle evidenze quantitative emerse dal report realizzato da Sencora, evidenziando il legame stretto tra la mancanza di investimenti mirati nella prevenzione e l’aumento dei costi a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Un punto importante sul quale fare luce. Del resto, come dichiara Ponzianelli, a livello economico, i numeri parlano chiaro: una persona affetta da HIV ha un costo medio di gestione annuo significativo, che nell’arco della vita può superare i 220 mila euro per singolo paziente. Se non si interviene tempestivamente, le proiezioni indicano che entro il 2030 la spesa complessiva annuale per la gestione dell’HIV potrebbe superare i 2 miliardi di euro. Tuttavia, investire concretamente in politiche di sostegno alla diagnosi precoce, alla prevenzione e all’omogeneità dei percorsi terapeutici permetterebbe di abbattere questa cifra, generando un risparmio stimato di circa 1,4 miliardi di euro rispetto ai 2 miliardi previsti
La tavola rotonda ha confermato che la principale sfida per i prossimi anni non è l’invenzione di nuove molecole, ma la trasformazione delle buone pratiche cliniche e preventive in standard organizzativi nazionali fruibili da tutti, abbattendo le barriere territoriali e proteggendo la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.
