Quando pensiamo all’intelligenza artificiale applicata alla medicina, la nostra mente corre subito a diagnosi fulminee, macchinari futuristici o robotica chirurgica avanzata. C’è però un intero ecosistema che si muove dietro le quinte – fatto di aziende farmaceutiche, tecnologie medicali, ricerca clinica e comunicazione medico-paziente – dove l’AI sta riscrivendo le regole del gioco.

Di recente, esperti e manager del settore si sono riuniti a Milano per la tavola rotonda “Oltre l’efficienza: come l’AI può generare valore nel settore Healthcare” (organizzata da Alias – Executive Search and Consulting e Heritage House). I dati emersi offrono una fotografia affascinante e per nulla scontata di dove siamo oggi e di dove stiamo andando.

A che punto siamo? Dove si usa già l’AI nel Pharma e nel MedTech?

Attenzione, perché l’intelligenza artificiale non è più una promessa futuristica: è già entrata negli uffici e nei laboratori delle aziende del settore. Anche se la sua adozione varia molto a seconda dei reparti:

  • Marketing e Comunicazione: È il settore capofila, con il 65,4% delle aziende che la utilizza già regolarmente e un 76,9% pronto a investire ulteriormente nei prossimi 12-18 mesi.
  • Ricerca e Sviluppo (R&D): Utilizzata dal 50% dei rispondenti, rappresenta la principale priorità attesa (indicata dal 73,1% come leva per accelerare i processi di innovazione scientifica).
  • Commercial Excellence & IT: Impiegata dal 34,6% delle organizzazioni per ottimizzare i flussi di lavoro e la gestione dei dati.

I freni alla rivoluzione: non solo tecnologia, ma competenze e norme

Nonostante l’entusiasmo, la strada è in salita e incontra ostacoli ben precisi che rallentano la piena valorizzazione dell’AI:

  • Incertezza normativa e privacy (53,8%): La gestione dei dati sanitari richiede un rigore rigidissimo in termini di compliance e sicurezza.
  • Carenza di competenze specifiche (42,3%): Manca ancora una leadership con un solido know-how tecnologico e una visione strategica capace di guidare l’integrazione dell’AI nei processi aziendali.
  • Difficoltà di integrazione (38,5%): Molti sistemi esistenti faticano a dialogare con le nuove tecnologie.

Il vero obiettivo: migliorare il Patient Journey e il rapporto con i medici

Il vero valore dell’intelligenza artificiale nel settore non risiede soltanto nel taglio dei costi operativi (indicato dal 69,2% delle priorità), ma nella qualità delle relazioni.

Oggi il 78% delle aziende farmaceutiche (secondo le ricerche dell’Osservatorio Life Science Innovation del Politecnico di Milano in collaborazione con Farmindustria) considera l’AI strategica per migliorare l’engagement dei professionisti sanitari (HCP). Strumenti intelligenti e dati di qualità permettono di creare interazioni più mirate, riducendo il rumore informativo e concentrandosi sui reali bisogni clinici.

In sintesi, Boris Errani (Co-Founder ed Equity Partner Healthcare di Alias – Executive Search and Consulting) sostiene che per le aziende del settore sanitario sia ormai indispensabile selezionare leader e manager dotati sia di competenze tecniche nell’ambito dell’intelligenza artificiale sia di una chiara visione strategica. Secondo Errani, infatti, la capacità di attrarre professionisti in grado di comprendere e guidare l’integrazione dell’AI nei processi aziendali costituisce l’elemento decisivo per trasformare questa tecnologia in un valore concreto e sostenere la crescita del business.

Cosa significa tutto questo per il paziente?

Un’industria healthcare più efficiente, basata su dati affidabili e su una comunicazione medica più precisa, si traduce in definitiva in un patient journey più fluido, sicuro e personalizzato. L’intelligenza artificiale, se guidata da mani competenti e da un profondo senso etico, non sostituisce il fattore umano, ma ne potenzia la portata.

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