unnamed (1)In pochi anni la Deejayten è lievitata come una torta. Due, cinque, sette, ventimila e domenica saranno trentamila. Un fiume in piena, un mare di persone che invaderanno il centro che per una mattinata sarà off limits partendo da piazza del Duomo in due gare, una quella classica da 10 chilometri, l’altra più breve da cinque. Non tutti atleti. Anzi. E il segreto di un successo simile forse è proprio questo: «Siamo arrivati a queste cifre perchè la gente corre, si diverte e torna a casa contenta- spiega Linus che quest’anno è davvero solo l’organizzatore, perchè un problema al tendine gli impedirà di correre- E infatti il balzo vero e proprio lo abbiamo fatto quando abbiamo deciso di renderla non competitiva. La Deeejayten è una festa dove chi vuol andar forte va forte, chi vuole andar pano va piano ma senza l’assillo del cronometro. Un clima che spinge ogni anno sempre più persone a debuttare in un mondo che è sempre stato riservato ai più duri e puri. E infatti è la corsa con più donne al via…». Dodici anni per una gara che è diventata un business enorme e che da Milano ha poi conquistato anche Firenze, Bari ed ora si prepara a tornare a Roma. «L’idea è nata nel 2005- racconta Linus- quando decisi di festeggiare il mio compleanno organizzando una corsa di dieci chilometri sul percorso che abitualmente usavo per allenarmi, con partenza e arrivo sotto casa mia. Ero appena stato in Spagna a correre una 10 chilometri e mi aveva colpito la marea di gente al via senza una agonismo eccessivo ma proprio per la gioia di fare sport, tutti con la stessa maglietta uguale. Ed era un colpo d’occhio incredibile. Così decisi che ci si poteva provare anche a Milano». In quell’anno arrivarono circa duemila persone che poi si sono moltiplicate come pani e pesci. «Nessun miracolo- spiega il direttore artistico di Radio Deejay- il segreto è che in una gara così, senza stroppo stress e nel centro di una città bellissima com’è Milano la gente ritrova la voglia di stare insieme, di correre e di star bene». Una corsa sempre più «popular» che in tutti questi anni la città ha un po’ imparato ad accettare anche perchè, a differenza di una maratona che attraversa centro e circonvallazioni per 42 chilometri, qui il tracciato è breve: «Sì è questo è un bene ma anche uno dei problemi maggiori da gestire- spiega Linus- Nella maratona gli atleti arrivano al traguardo più alla spicciolata, qui invece arrivano al traguardo quasi tutti insieme nel giro di venti, venticinque minuti. E bisogna accoglierli, rifocillarli, premiarli e non farli stare troppo in coda perchè sono sudati…». Alcuni anni fa c’era stato qualche problema organizzativo nella gestione di una folla simile, poi la macchina ha preso a funzionare alla perfezione: «C’è solo un modo per fare le cose, ed é quello giusto. L’idea di partenza era certamente azzeccata, ma siamo stati bravi, anno dopo anno, a correggere, a migliorare e ad imparare. Dagli errori certamente ma anche da quelli più bravi, che ci sono sempre….» Un grande evento di sport che tira la volata a una città che con le grandi manifestazioni sportive qualche problema però ce l’ha: «Sì è vero- spiega Linus che per la giunta di Giuseppe Sala è consulente per i grandi eventi- Non so per quale motivo, e non è un fatto specifico di un governo cittadino piuttosto che di un altro, ma negli ultimi trent’anni in questa città dal punto di vista degli investimenti sportivi è stata praticamente abbandonata». E così, soprattutto per quanto riguarda gli impianti, la situazione è critica: «Direi che c’è un’emergenza- spiega Linus- Ed è imbarazzante perchè questa è una città molto ambita anche a livello internazionale. Sarebbero tanti gli organizzatori e gli sponsor che avrebbero piacere di portare qui eventi, ma dove li fanno? Non c’è una piscina olimpionica. non c’è uno stadio del tennis, non c’è un palasport perchè il Palalido quando sarà pronto è troppo piccolo e il Forum è troppo grosso ed è fuori città…». Quindi bisogna rassegnarsi ad aspettare che L’Italia decide di candidarsi ai Giochi per rimettere in sesto stadi e strutture? «Mi auguro proprio di no ma con Roma abbiamo perso una bella occasione, ora se ne riparla chissà quando. Magari nel 2032. E io avrò altri pensieri per la testa…».