“Insisti, resisti, raggiungi e conquisti…”. A piccoli passi si fa la storia e Giovanni Tappella, industriale e mecenate del primo Novecento, così ha dato vita alla sua impresa industriale. Un’epopea che ha racchiuso in sè il meglio delle virtù dell’imprenditoria italiana del tempo e, a suo modo, ha cambiato lo sport dando il via al ciclismo moderno e, nella pallanuoto, tenendo a battesimo quella che è stata poi la leggenda del Settebello azzurro. Una storia costruita intorno ai valori della famiglia, del lavoro e alla passione sportiva che da Cuggiono, e poi da Porta Genova e dal Giambellino, ha conosciuto il mondo.
Una lunga vicenda raccontata in un libro («CICLI FUCHS» edizioni Minerva) che ripercorre la storia del marchio e della fabbrica di biciclette e motociclette Fuchs, nato a Milano nel 1914. Un’ascesa incredibile a livello produttivo che lo porterà, già nel primo Dopoguerra, agli apici della notorietà anche nel ciclismo professionistico grazie alla formazione dei tre gruppi sportivi: nel 1947 Helvetia Rad Fuchs, 1954 Nivea Fuchs e nel 1963 Springoil Fuchs, con risultati importanti quali il Giro d’Italia nel 1955 e grazie a corridori come Hugo Koblet, Fiorenzo Magni e, negli anni Sessanta, Franco Bitossi e Gastone Nencini.
«Da molto tempo avevo in mente di riprendere la storia di mio nonno Giovanni Tappella – sottolinea la curatrice Rossella Taffa – Catalogare e archiviare i tanti documenti, raccogliere ricordi e testimonianze è stato un percorso complesso e a volte tormentato, un tuffo in un passato in parte sconosciuto che mi ha permesso di capire meglio tanti personaggi della mia famiglia».
Un viaggio a ritroso, con immagini inedite trovate negli album di famiglia unite alla ricostruzione dettagliata di Sergio Giuntini, vicepresidente della Società italiana di storia dello sport, a cui ha dato il via la passione di Andrea Crippa, imprenditore milanese che ha fatto rivivere il marchio ciclistico Fuchs. Una storia tipica della generazione di fine Ottocento che comincia a Cuggiono sul Naviglio Grande nel 1891. Figlio di un imprenditore edile, Giovanni Tappella ha la fortuna di studiare ma, dopo l’avviamento tecnico, trova impiego come «congegnatore», così allora si chiamavano i meccanici, nelle Officine Miani Silvestri. Lì conosce sua moglie Giuseppina Esposti e lì comincia a riparare biciclette. Poi però pensa che sia meglio costruirle e, in una Milano che in quel tempo è la capitale industriale del ciclismo, apre nel 1914 la sua azienda. Una piccola attività che però va bene, anzi molto bene, tant’è che nel 1919 si trasferisce in città a Porta Genova dove inizia a produrre bici con il marchio Fuchs, che in tedesco significa «volpe».
Un’attività intensa, fatta di intuizioni che in pochi anni si espande e apre filiali al Sud e in Piemonte. Tappella per meriti industriali viene insignito del titolo di Commendatore del Regno. Nel 1935, dopo l’invasione dell’Etiopia, la Società delle nazioni dispone contro l’Italia dure sanzioni economiche: tasse sui carburanti e sui trasporti che fanno decollare la mobilità ciclistica. La Fuchs arriva a vendere oltre 100 bici al giorno e, durante la seconda Guerra mondiale, inizia ad esportare anche in Bulgaria, Romania e Svizzera fino a che, nel 1943, con la Repubblica sociale, i tedeschi occupano l’azienda e cominciano a produrre materiale bellico. Finito il conflitto però Tappella riparte. Costruisce il primo tandem e una corriera ciclistica a 10 posti e al Salone del Ciclo e motociclo in Fiera è presente con tre marchi: Fuchs, Argentea e Leonia. Ma l’amore tra gli italiani e la bici sta per finire.
Arrivano la Fiat 600 e la Vespa a cambiare i sogni e Tappella corre ai ripari. Nel 1950 nasce la «Schneller Fuchs» che produce moto e nel 1975 dallo stabilimento del Giambellino escono «rombando» Antilope, Stambecco e Gazzella tre ciclomotori da 48 a 160 centimetri cubici. Ma è nello sport che il Commendatore lascia un segno ancora più indelebile. Dopo essere stato presidente della Canottieri Olona Milano fu anche Presidente della Federazione Italiana Nuoto portando Il Settebello, la squadra italiana di pallanuoto, all’oro olimpico nelle Olimpiadi di Londra del 1948. Nuoto e ciclismo. Perché il marchio Fuchs lì più che altrove ha fatto la storia.
«Partecipo a L’Eroica, dove ogni anno si possono ammirare migliaia di bici storiche – afferma Andrea Crippa –, ma la bici che ho sempre desiderato era quella raffigurata nella fotografia memorabile di Magni in salita verso la basilica di San Luca a Bologna con la maglia “Nivea-Fuchs”, dunque la bici è una Fuchs». Che deve il suo mito proprio al Leone delle Fiandre. Il 22 dicembre del 1953, Magni e Tappella, in un bar della Galleria a Milano, insieme cambiano la storia del ciclismo firmando con la famiglia svizzera Zimmermann che produce cosmetici, il primo contratto di sponsorizzazione nel mondo del ciclismo con un’azienda estranea a quel mondo.
Con un investimento di 20 milioni di lire nasce la Nivea-Fuchs tra l’ostracismo generale e l’opposizione della Bianchi e della Legnano. Solo Fausto Coppi si schiera e ai francesi della Roubaix che non vogliono iscrivere la Nivea Fuchs dice: «O la iscrivete o non vengo neppure io…». Inizia cosi l’italian dream ciclistico italiano, con la Rai che sta iniziando le trasmissioni, che accetta di seguire tutte le tappe del Giro e con i grandi marchi di allora che diventano grandi squadre: San Pellegrino, Chlorodont, Cynar, Cora, Carpano, Molteni, Salvarani, Scic, Sanson, Brooklyn, Filotex, Magniflex, Springoil, Termozeta, Faema. Tessere di un mosaico che si incastrano quasi per magia nel racconto della storia. O forse perché c’è stato qualche visionario capace di osare, di insistere e di resistere…