Da Alghero a Cervia passando per dove si vuole e finendo a Kona alle Hawai la storia è semplice: Iroman si presenta al mondo come un evento da prima pagina che è la via tracciata da un’abile regia  per regalarti il sogno che un po’ ti cambia.  Piaccia o non piaccia è così e non c’è prezzo anche se in realtà il prezzo c’è…La storia è quella di una sfida accarezzata e sognata da chi magari il triathlon  quello sprint, quello olimpico, quello che si fa ai mondiali, ai Giochi neppure sa cos’è. Troppo facile, troppo breve, troppo normale.

Per sognare serve altro e Ironman il sogno lo serve su un piatto perfetto. Che piace e affascina. Che piace e affascina anche amministratori, sindaci, assessori, albergatori che sanno far di conto e che hanno capito come si possa trasformare, quasi per incanto, un desolato weekend fuori stagione in un fine settimana da tutto esaurito. Basta crederci. Basta spalancare le porte ad un “popolo”  che armi, bagagli, bici e famiglie  si è trasferisce per una migrazione sportiva che muove ogni volta ormai migliaia e migliaia di persone, anima più anima meno. Un numero enorme di iscritti e un  bel po’ di stranieri da Regno Unito, Germania, Francia, Americhe, ovunque…

Un piccolo esercito di campioni, sportivi, appassionati più o meno allenati che provano a  dare un senso alla fatica, provano ad uscire da una normale quotidianità.  Potenza del marketing che in gare così ha cancellato la parola sconfitta, che dà gli onori all’ultimo esattamente come fosse il primo, che ha costruito un mito sportivo che cancella la routine e dispensa dosi infinite di autostima. Potenza di uno sport che premia la tenacia, la volontà e il coraggio e che molto spesso trasforma in principi anche i brutti anatroccoli.

L’Ironman è così, una sfida estrema che nelle prime posizioni è terreno per “fuoriserie” capaci di prestazioni mirabolanti ma anche di studi e sperimentazioni su uomini e materiali.  E in retrovia diventa inveve una sfida intima con le proprie aspirazioni, con i propri fantasmi e con la propria cocciutaggine.  Tutto “impacchettato”  con la carta regalo  per un week end lungo, anzi lunghissimo. Un contenitore perfetto per regalare a tutti, nessuno escluso, la propria giornata di gloria. Dal primo all’ultimo, tutti in passerella fino a notte fonda. Che poi è un attimo  ma ripaga di tutto: conta gareggiare ma soprattutto conta esserci. Perchè il triathlon ormai sta diventando questa sfida qui. Punto. Anzi, puntino…