La sua statua, insieme con quella di Erminio Spalla, altro mito del pugilato del tempo che fu, è una delle 3.400 che osservano Milano dall’alto delle guglie del Duomo. Primo Carnera è stato il primo pugile italiano a conquistare il titolo mondiale il 29 giugno del 1933 a New York sul ring del Madison Square Garden mandando ko al sesto round Jack Sharkey e cosa ci faccia sulla cima della cattedrale tra santi, raffigurazioni mitologiche e sovrani lo spiega (bene) Federica Venni, giornalista di Repubblica che ha ancora voglia di consumare la suola delle scarpe. Il suo è un viaggio tra i luoghi e personaggi dello sport milanese raccontato in «C’è un pugile sul Duomo», il libro uscito in questi giorni (66Thand2and).

E’ un lungo girovagare tra luoghi iconici, campioni che hanno fatto la storia, allenatori, semplici appassionati che spiegano come a Milano, chi non ama stare sul divano, in pratica possa far tutto «anche surfare senza il mare o sciare senza montagne…». Che è poi ciò che fece un giovanissimo Alberto Tomba nell’84 alla Montagnetta quando, in uno slalom di Natale, si presentò al mondo ma soprattutto ad un paio di tecnici della nazionale azzurra che, di fronte a tanta classe e tanta potenza, lo portarono dalla nazionale B alla nazionale A di sci alpino «senza passare dal via» come se avesse pescato una carta nelle «probabilità» dell’eterno Monopoli.

Si parla di calcio ovviamente. E San Siro si prende la scena, con la sua storia, con Milan e Inter, i loro scudetti, le Coppe, i derby ma anche con i grandi concerti che hanno visto passare sul prato della Scala del calcio, in questo caso del rock, da Bob Dylan a Bob Marley, dal «Boss» agli U2 e tra poco di nuovo i Coldplay. Storie di luoghi e di passioni che passano anche dal vicinissimo Ippodromo, la città degli sport equestri, mondo colorato di allenatori, fantini appassionati con la «Febbre da cavallo» raccontato con l’aiuto di Gianfranco Dettori, il padre di quel «Frankie», gloria milanese e non solo, che dall’Italia all’Inghilterra in sella ha scritto la storia delle corse.

E poi il campo XXV aprile, la pista d’atletica più medagliata d’Italia, ancora oggi ombelico del mondo di uno sport raccontato da «coach» Giorgio Rondelli e dai campioni che ha allenato come Alberto Cova e Francesco «diesel» Panetta che oggi ricordano i fasti della Pro Patria che ha trovato casa al Bicocca Stadium. Più o meno basta attraversare la strada per arrivare nell’area dei palazzetti dello sport. Un cenno a quello un po più lontano, sul piazzale dello stadio, crollato nel 1985 sotto la grande nevicata, i palazzetti del basket, una volta Palalido oggi Allianz cloud, sono la storia delle «scarpette rosse», delle sfide con la Mobil4 raccontate da Franco Casalini che le ha vissute quasi tutte, prima come vice di Dan Peterson e poi come primo allenatore dell’Olimpia. E si continua. Con il magico Vigorelli, luogo sacro della bici, dei record, delle imprese di Coppi e Anquetil, di Gaiardoni e Maspes ma anche dello storico concerto dei Beatles del 1965 e di un «decadente» campionato di fondo che lo vide ospitare anche una pista da sci prima di un abbandono che oggi è, per fortuna, solo un lontano ricordo. dalla bici alla corsa con i parchi della città dove fare sport all’aperto: dal Lambro, al Forlanini, all’Idroscalo che, come racconta l’autrice «o si snobba o si ama…».

Ma il «mare di Milano» è un luogo attrezzato dove gli sport d’acqua sono di casa, dal canottaggio al surf, dalla vela al wakesurf e negli ultimi anni anche teatro ideale di grandi appuntamenti di triathlon. E infine luoghi dove lo sport trova una dimensione umana a tratti inaspettata. Come sui Navigli vissuti perlopiù per i locali notturni, per la movida per le notti insonni di tanti ragazzi e di chi ha la fortuna-sfortuna di abitare proprio da quelle parti. Il Naviglio Grande ha un storica tradizione «remiera» con le tre canottieri: Milano, Olona e San Cristoforo che a remi da secoli ricordano a tutti che Milano è stata ed è una città d’acqua, con le sue barche, le sue sfide, le sue rivalità e le sue tradizioni. Una città che non ha paura di pagaiare e di tuffarsi, neppure in pieno inverno, neppure a gennaio con il «cimento» che sarà anche una cosa da folli ma, come racconta Francesca Venni, qui si faceva nei secoli scorsi e qui si può fare, perchè Milano è sempre capace di sorprendere. Anche facendoti scoprire che «C’è un pugile sul Duomo»…