Un Tour “eroico”, spettacolo puro
Vince la nona tappa del Tour Anthony Turgis, un francese: giusto così. Una tappa che non finisce mai, una tappa fantastica, una tappa da innamorati del ciclismo, che ha fatto palpitare il cuore. Una tappa “eroica”. Le strade bianche saranno per sempre eroiche…anche in Francia, anche al Tour. Sono l’essenza di un ciclismo che i francesi per più di un secolo hanno tenuto in un cassetto e che oggi ha regalato una delle tappe più belle di una corsa dove, per un giorno, ognuno ha provato a correre più seguendo l’istinto che la tattica o le radioline. Magia e meraviglia degli sterrati che valgono il pavè, valgono una salita, valgono sempre il prezzo del biglietto. Non è una questione di luoghi, di maiuscole o minuscole ma di filosofia, di pensiero, di come si vuole intendere il ciclismo. Le strade bianche che, nella nona tappa da Troyes a Troyes, 199 chilometri nella meraviglia delle vigne dello Champagne, hanno portato Pogacar e compagni a pedalare e a giocarsela in 14, splendidi, settori, sembrano antiche ma in realtà portano lontano. Nel futuro. E’ un modo di essere e di pedalare che impersona un ciclismo e un popolo che da Gaiole in Chianti, in Toscana, dove tutto è cominciato con l’Eroica, pian piano ha contaminato uno sport che non aspettava altro che aveva voglia di ritrovare le emozioni e l’autenticità. Sono contagiose le strade bianche e allora anche i francesi non hanno resistito. E hanno un bel dire Patrick Lefevere, general manager della Soudal Quick Step di Remco Evenepoel e Richard Plugge, general manager della Visma Lease e BIke di Jonas Vingegaard che invece di tornare al sapore antico, strizzando l’occhio al passato, il Tour come il ciclismo in generale, debba guardare al futuro, debba pensare a sistemare le strade perchè si cade già abbastanza. Ma non c’è partita e non è questo il punto perchè, in questi giorni di lutto, non è su questi sterrati dove il ciclismo deve avere paura. Sulle strade bianche, quando tutto è cominciato, correvano le bici in acciaio di un tempo e oggi corrono le bici del futuro. Corrono appassionati e campioni, corrono Giro e Tour, corre un popolo che si emoziona per un ciclismo che ritrova tutta la sua spettacolarità, che dimentica le tattiche, che fa fatica a stare a ruota, che premia più che mai i più coraggiosi e i più forti. E allora gli sterrati che tanti anni fa molti sindaci avrebbero voluto asfaltare, che sono state difese e protette a furor di popolo, che sono diventati un presidio a difesa dei territori e di una cultura, stanno diventando come si dice oggi un “format” del ciclismo che verrà. Sono il filo rosso che tiene insieme tutte queste cose, sono la scommessa vinta, che si chiamino “strade bianche” o “chemin blanches” come dicono i francesi. Ce ne hanno messo di tempo, ma lo hanno capito anche loro…
