Il keniano Sebastian Sawe,  entra nella storia dello sport, vince  la TCS London Marathon con il tempo di 1h59’30”, firma il  nuovo record mondiale nella distanza davanti all’ etiope Yomif Kejelcha che chiude  con il tempo di 1h59’41”. Due fenomeni. Due fenomeni che fanno ciò che per anni nella maratona sembrava impossibile: abbattere il muro delle due ore. “Nulla sarà più come prima” dicevano Finn e Autumn, amici d’infanzia che si allontanano crescendo e raccontano la loro vita nel romazo di Laura Nowlin…C’era una maratona sopra le due ore e adesso ce n’è un’altra sotto le due ore, più vicina forse al mezzofondo che racconta come nulla possa fermare il progresso nello sport, come i record siano fatti proprio per essere battuti, come la storia diventi già il giorno dopo passato che il futuro presto o tardi ( ma ormai quasi sempre presto) riscriverà. 

Ma a Londra non ha vinto solo questo ragazzo keniano di famiglia contadina nato 31 anni fa nel  villaggio di Cheukta, sugli altopiani di Uasin Gishu e originario della tribu dei Nandi. Ha vinto  un uomo con il suo cuore, la sua testa, le sue gambe e la sua tenacia.  Che di questi tempi non è una banalità ma soprattutto non è scontato.  Poche settimane fa a Pechino sulle strade intorno a E-Town, il polo produttivo high-tech statale nella capitale cinese, si è corsa un mezza maratona al mondo con robot umanoidi .  E un robot umanoide che era in gara contro corridori in carne e ossa ha battuto il record mondiale in mezza maratona. Certo, si sa da sempre che le macchine sono più forti e più veloci di noi, ma la competizione sembrava fino a qualche tempo fa terreno esclusivo per la sceneggiatura di qualche film di fantascienza. Film profetici sui rapporti uomi robot come Her e serie TV come Humans hanno mostrato che le persone potrebbero ben presto innamorarsi di umanoidi sempre più somiglianti alle persone in carne e ossa.  Dalla cucina, alle pulizie di casa, dai lavori di fatica e non solo di fatica alla guerra  al sesso la robotica si sta inesorabilmente impadronendo delle nostre vite. Toccava allo sport, anzi in realtà era gia toccato perchè la tecnologia e l’intelligenza artificiale già oggi in molte discipline sono necessarie per i progetti, lo sviluppo, per migliorare performance e sicurezza.

Ecco perchè il muro abbatututo da Sawe racconta come nello sport, nonostante tutto, l’uomo sia ancora al centro. Resti protaginista con i suoi limiti, con la possibilità di migliorarli, con la tecnica, la tecnologia, con la ricerca che dà una mano ormai indispensabile per alzare l’aticella. Sawe conferma tutto ciò.  Il suo record londinese non nasce ovviamente per caso. Scrive con precisione oggi sul Corriere della Sera Marco Bonarrigo come  il keniano per mesi si sia allenato con una maschera facciale capace di tracciare con il carbonio-13 come il suo organismo fosse in grado di trasformare gli zuccheri in “benzina”. In grado di fornire indicazioni scientifiche sul piano alimentare pre e durante la gara,  capace di indicare le miscele di glucosio, fruttosio, carbonato di calcio da assumere ogni 5 km, capace di gestire durante i 42 chilometri gli otto rifornimenti di liquidi e gel e capace di dare indicazioni su come utilizzare il bicarbonato per “tamponare” la produzione di acido lattico evitando il rischio di problemi di nausea e gastro intestinali. Insomma scienza. Ma non fantascienza…

Il 12 ottobre di sette anni fa ad abbattere il muro era stato a Vienna un altro mito della maratona di sempre Eliud Kipchoge , in una  sfida pensata e studiata dalla Ineos,  l’azienda del miliardario inglese Jim Ratcliffe, l’uomo più ricco di Gran Bretagna, che si era fatta carico di organizzare una maratona che in realtà era un test riservato a una decina di atleti a fare da lepri, con un percorso praticamente senza curve, con un’auto a tagliare l’aria. Finì in un’ora 59 minuti e 40 secondi, record che  ovviamente non fu certificato dalla Iaaf,  perchè  maratona non era,  ma che oltre sgretolare un limite  sportivo ma soprattutto psicologico  aprì una via sportiva ma anche commerciale. Ma ciò che è successo a Londra domenica è un passo in più. Un passo migliore perchè Sawe ha corso una maratona vera e dietro di lui l’ha corsa anche Yomif Kejelcha che era al dbutto sui42 chilometri e quindi è forse ancora più sorprendente.

Molto altro verrà. Ma l’impresa di questi due ragazzi è un bell’argine in difesa dello sport degli uomini. Arriveremo ad uno sport solo per i robot? Probabilmente sì. Potranno gli algoritmi, gli umanoidi, l’intelligenza artificiale sostituire gli uomini, la loro fatica, la loro creatività, la voglia di non arrendersi fino a traguardo, lo scoramento per un obbiettivo fallito o la gioia per una vittoria. Ovviamente no.  Da una parte il sogno ( o l’incubo, dipende dai punti di vista) di liberare l’uomo dai suoi limiti biologici, dall’altra la convinzione ( o la speranza)  che resti sempre un confine stabile tra uomo e macchina. E che non sia valicabile. Per questo il muro abbattuto da Sawe è un bel sospiro di sollievo.