Sono due le immagini che oggi monopolizzano giornali, media e social. E sono entrambe, per motivi opposti, un tormento. Il video dei due ragazzi che ieri nella tappa del Giro hanno provato a far cadere i corridori riprendendosi “allegramente” con i telefonini e la foto dei cinque giovani italiani morti durante un’immersione alle Maldive. Gli uni e gli altri sorridono ma sono sorrisi diversi, che raccontano modi diversi, distanti, che raccontano vite diverse.

Un sorriso stolto, vuoto, quello dei giovani che sulla strada di Napoli hanno messo in pericolo la vita dei corridori che stavano passando in gruppo ad uso e consumo della vanità virale che oggi vuole tutto filmato, postato ed esibito sui social con l’assoluto disprezzo della riservatezza delle emozioni, del’intimità financo della vita come nel caso di ieri. Non ci si rende conto del limite, di ciò che deve restare privato, di quando ci si deve fermare, di ciò che non si può fare. Cercare di far cadere i corridori che passano a sessanta all’ora non è una goliardata ma un gesto criminale, un reato. E infatti i due giovani che poi hanno anche (ovviamente) messo in rete la loro “performance” sorridendo soddisfatti sono stati identificati, denunciati e ne dovranno rispondere.

Nella foto che sta girando su giornali e in rete sorridono anche i cinque giovani che alle Maldive si sono immersi nei fondali per una serie di ricerche scientifiche e non sono più riusciti a  risalire. Le immagini sono di qualche minuto prima della tragedia e ritraggono cinque giovani di una bellezza sconvolgente e al tempo stesso struggente. Sono momenti di gioia, di spensieratezza, di passione per l’avventura che stavano, per il avoro che stavano facendo. I loro sono sorrisi pieni, luminosi, compiuti. Sorrisi che raccontano un mondo che ha un orizzonte, che ha un’ideale, che non ha necessità di apparire e di esibirsi. Una volta (ma anche tante volte adesso per fortuna) era ciò che contava. Non tanto filmare, riprendersi  e postare per dar un senso a ciò che si sta vivendo o facendo. Contava esserci. Contava vivere senza bisogno di troppo consenso e tante ( spesso inutili) conferme. Ecco cosa tormenta di più di queste due foto messe una a fiando all’altra…