Il Molise esiste…E infatti saluta il Giro
Quasi 250 chilometri da Formia al Blockhaus. Dal Lazio all’Abruzzo passando per il Molise, terre di grandi montagne, di grandi campagne di piccoli paesi e di grandi parchi oggi diventati uno solo. Jonas Vingegaard vince in solitaria la settima tappa del Giro d’Italia ma questa è cronaca e invece, mentre scorrono le immagini, viene voglia di raccontare un’altra storia. Si capisce al volo che per chi pedala, e non solo per chi pedala, che queste antiche strade dove una volta passavano tratturi e transumanze sono una sorprendente magia.
Strade silenziose, zitte dove Lazio Molise e Abruzzo sono terra di confine e dove pedalare è davvero uno sport che ti rimette in pace con l’anima. Strade tranquille e silenziose come le montagne del parco d’Abruzzo che da qualche anno si è allargato ad altre due regioni, che poco cambia, che resta un incanto. Non si sente un rumore. Zone di orsi, di cervi e di lupi con il marchio della Marsica, “Mondi a parte” che ancora conoscono fortunatamente un turismo discreto, non invadente e molto spesso neppure quello. Paesi e passi quasi dimenticati, “fuori dalle rotte” come si dice in questi casi e non si sa se aggiungere per fortuna o per sfortuna perchè poi il turismo porta benessere ma toglie pace e tranquillità.
Il Molise esiste. Un terra di tratturi usati da popoli antichi prima ancora che dai sanniti e dai romani. Vie che d’inverno servivano per portare le greggi verso il caldo, cioè verso il mare delle Puglie e d’estate al fresco verso le cime dell’Abruzzo. Strade larghe, larghissime che avevano la misura precisa in larghezza di 111,6 metri per permettere il transito degli animali, che toccano oltre 70 comuni del Molise, che un tempo vennero usate da pastori, pellegrini e militari e che ora sono diventate patrimonio mondiale dell’Unesco. Il Giro passa, va verso il Blockhaus e in questa sua velocissima “transumanza” ciclistica fatta di scatti e controscatti consegna una cartolina molisana che racconta un’Italia che da queste parti è ancora preziosa e custodita.
Da Cerro al Volturno a Rionero Sannitico, da Isernia a Boiano a Campitello, dalle Mainarde al Matese questa è terra di grandi montagne, grandi freddi e grandi silenzi. E’ terra di storia con il teatro romanico Pietrabbondante, con gli scavi archeologici di Sepino, con quelli sannitici di Castel San Vincenzo. E’ terra di laghi e castelli in molti suoi angoli dimenticata. E terra che non sa essere ruffiana, che applaude e sorride a chi pedala. Non c’è traffico, non c’è rumore, non c’è pericolo. E soprattutto su molte strade per chilometri e chilometri non si incontra anima viva. Uno spazio quasi incantato. Le bici vanno con le gambe e con il cuore in un lento pedalare che libera la mente. Solo qui. E’ il resto che non esiste…
