La Nove Colli è qualcosa in più di  una “classica”: è un rito del ciclismo. Un rito collettivo che domenica 24 maggio a Cesenatico si ripete e racconta di come una bici, la fatica, la passione, la voglia di esserci  possa in poco meno di una giornata diventare la storia di ognuno, l’impresa da mettere in bacheca, il piccolo sogno, la sfida finalmente compiuta e , comunque vada, vinta. Polenta, Pieve di Rivoschio, Ciola, Barbotto, Tiffi, Perticara, Monte Pugliano, il Passo delle Siepi e il Colle Gorolo.  Tutti insieme fannoNove Colli. Fanno  una delle granfondo ciclistiche più dure e  affascinanti in circolazione, forse la più famosa, forse la più accogliente, forse anche la più glamour, passerella di volti noti e meno noti dove c’è la coda per far fatica, per strappare il biglietto che dà diritto a pedalare sulle strade dell’Appennino dove sono passati i campioni ma soprattutto dove è passato un campione, un campione solo. Quel Marco Pantani che qui è nei bar, nelle bacheche tra le foto dei ristoranti, nelle vie, nelle piazze, sulle bici della gente che pedala, nel cuore di chi lo ha visto, lo ammirato e non se lo scorda più .

E’ tutto pronto per l’edizione 2026. Cinquantacinque anni di  storia,  una narrazione infinita che si perde nel tempo. Era il 1971 quando, di ritorno da una gara fatta in Svizzera, tre amici del fans club Fausto Coppi fondato nel Bar del Corso di Cesenatico decisero che era arrivato il momento di dar vita a una corsa che regalasse ai suoi audaci partenti un “Brevetto appenninico” che emulasse e addirittura superasse quello alpino svizzero. Detto fatto si misero subito all’opera e il 20 maggio 1971 partì la prima edizione della Nove Colli, il primo trofeo “Cicloturistico Audax di Gran Fondo Sociale“. Erano in 17 e cominciarono la loro fatica alle 5 del mattino dal loro ritrovo abituale: il bar del Corso. Fu il primo tassello di una Nove Colli, che oggi è un gioiello che ci invidiano anche dall’estero. E infatti arrivano da ogni dove per correre da queste parti, da 43 nazioni questa’anno, i più numerosi da Germania, Svizzera, Belgio, Austria. Regno Unito. E poi i “nostri”:  da tutte le regioni italiane, da 102 province sulle 110 del nostro Paese con ben 237 iscritti che arriveranno a coronare il traguardo delle dieci partecipazioni e con 292 ”fedelissimi” che ne hanno corse ancora di più.

Un popolo di appassionati che dà più retta al cuore che alla  ragione. Che ha un’età media di 50anni  con il più giovane che  domenica mattina alle 6 quando tutti cominceranno a pedalare dalla colonia Agip  non avrà ancora compiuto 17 anni e con il più “esperto” che invece di primavere ne ha ben 83. Tutti isieme a guardarli da lontano quei nove colli, a immaginarli, a ricordarli e un po’ a temerli. Tutti a guardarsi intorno a cercare facce note, famose, amici, magari rivali. A cercare campioni come Isaac del Toro o Fabio Aru che quest’anno pedaleranno il giorno prima nell social ride di Enervit. A contare ore, minuti, secondi, e raccontare poi di mezze ruote messe davanti di un nulla a quelle degli amici, di battibecchi e prese di fondelli al bar, di caffè, spritz, cene scommesse, vinte e perse. Qui c’è differenza tra chi si depila e chi non lo fa, tra chi in salita arranca e chi vola via, tra chi sul mitico Barbotto mette il piede a terra e chi scatta per andare in fuga.

Qui il ciclismo è musica. Tante note. Dalle mazurche di Casadei al rock che ti lascia senza fiato, che ti rapisce in un mangia e bevi che diventa sempre più duro più passano i chilometri, che ti porta a battere un tempo che sembra scorrere via in un attimo in una mattinata che diventa la festa di sport di un entroterrra che nasconde chissà quali tesori. E’ la Romagna che non ti aspetti. O forse sì che te l’aspetti. Ed è per questo che tutto vogliono venire a correre qui.