oro0ro2oro3«I nostri soldati hanno fatto cose incredibili, sono loro i veri alpinisti! racconta l’alpinista Mario Curnis ricordando il centenario della Grande guerra – Che emozione rivedere il ghiacciaio dei Forni dopo tanti anni. L’ultima volta che ho attraversato questa valle era il 1960, mia moglie ha ritrovato una foto di quei tempi e oggi è tutto così diverso. Del ghiacciaio ne è rimasta appena la metà ma la valle non ha perso il suo incanto». Dopo cinque giorni di cammino tra le creste della Valfurva i viaggiatori tornano a valle. E quando si torna da un viaggio si porta sempre qualcosa a casa. Più di qualcosa. Si è conclusa domenica la quarta edizione di «In viaggio sulle Orobie», il trekking dedicato alle meraviglie della Valfurva. Diciassette escursionisti – oltre a Curnis e le guide Hervé Barmasse e Marco Confortola, l’ex sciatrice Deborah Compagnoni, il professore di filosofia Dimitri D’Andrea, il medico e alpinista Annalisa Fioretti, il direttore dei programmi di Radio Popolare Claudio Agostoni, il dirigente e viaggiatore bergamasco Stefano Viganò, l’alpinista e progettista elettronico Gian Pietro Verza, il fotografo giornalista Umberto Isman, il musicista Martin Mayes, il film maker Carlo Limonta, l’attore Stefano Panzeri, la giornalista e blogger Simonetta Radice e lo chef orobico Michele Sana hanno condiviso un’esperienza indimenticabile attorno al Confinale, dalla Val Cedec alla Val Zebrù, sulle tracce della Grande Guerra e tra le cime simbolo dell’alpinismo. «Abbiamo fatto una sintesi delle edizioni precedenti: siamo andati in quota e abbiamo incontrato tante comunità. Abbiamo ricordato il passato, facendo tappa nei luoghi segnati dalla Grande Guerra e abbiamo riflettuto sul valore presente delle montagne. Un percorso che ha parlato al cuore di tutti noi- spiega Emanuele Falchetti, ideatore insieme a Pino Capellini, direttore di Orobie, del viaggio organizzato con il contributo di sponsor, Fondazioni e numerose realta locali- I viaggiatori hanno attraversato anfiteatri di roccia e cielo, si sono inoltrati tra ghiaioni e creste hanno sostato nei rifugi Forni, Branca, Pizzini e V alpini, vere e proprie icone delle terre alte». Luoghi dell’anima che spingono a raccontare le montagne è a immaginare ciò che è stato, ciò che è successo quando da queste parti si combatteva. Nella magia di luoghi dove molto cambia ma molto viene conservato: «Santa Caterina è la mia casa -racconta la campionessa di sci, Deborah Compagnoni, originaria di Santa Caterina Valfurva dove era posizionato il campo base dei viaggiatori- Rappresenta le mie origini, la mia infanzia. Queste montagne mi ricordano le prime escursioni fatte con mio padre, guida alpina, e mio fratello. Così oggi, sono contenta che tante altre persone abbiano potuto ammirarne la bellezza, perché è camminando che si scoprono paesaggi più emozionanti».