colAttacca la spina Ernesto Colnago. E collega la sua storia del ciclismo al futuro di un mondo che pedala forte in avanti e al futuro di un’azienda che è ormai un punto fermo del made in Italy nel mondo. Eccola la sua bici elettrica, a pedalata assistita, chiamatela come volete…Quella che permette anche a chi le gambe allenate non le ha, non le ha più o non le ha mai avute di togliersi lo sfizio di salire lassù dove volano le aquile, sullo Stelvio o sul Pordoi, basta scegliere, perché così si può. Eccola la bici che segna forse il passaggio di consegne tra l’Ernesto, con l’articolo davanti come usa dalle sue parti in Brianza, e il nipote Alessandro che forse in questo progetto è stato quello che ha fatto scattare la scintilla: «Questa è una delle nostre bici in tutto per tutto – spiega il giovane Colnago – solo che ha messo le ali…».

E infatti la differenza con le bici dove per muoversi, come diceva Alfredo Binda ci volevano «i garuun..», bisogna andarsela proprio a cercare. Il motore elettrico c’è, 250 watt piazzati sul mozzo della ruota posteriore, alimentati da una batteria inserita nel telaio che funziona su tre posizioni di assistenza e che, a seconda dell’utilizzo, può durare da due ore sul massimo sforzo di una salita ad una mattinata intera se usata con più parsimonia. Ma la bici non cambia di nulla.

È sempre quella, come sempre, come una volta verrebbe da dire: «Uno che non lo sa non se ne accorge neanche…» spiega l’Ernesto. Che poi è lì che vuole arrivare perché per uno come lui, col cuore che è rimasto in corsa, sulle ammiraglie, pronto a saltar giù come un grillo quando c’era bisogno di passare una ruota o di rimettere in sesto un cambio, la bici è quella dove bisogna sempre e solo «spingere». La e-bike forse è un’altra cosa, ma va bene così. Pronto e veloce: è il suo motto, il suo segreto. Vale in corsa, vale negli affari, vale sul mercato. Vale sempre: «Se cinquant’anni fa mi avessero detto che un giorno avrei costruito una bici elettrica non ci avrei mai creduto – racconta – Ma il mondo non si ferma, guai a fermarsi. E poi continuavano a chiedermela, amici, clienti ciclisti…Quande’è che la fai? Tè la chi…».

Così in 11 chili e 900 grammi di telaio, cavi, rapporti, batterie, motore, mozzi e pedivelle ha preso corpo la prima e-bike pensata e costruita tutta nell’officina di Cambiago, cuore pulsante di quella Silicon valley del ciclismo italiano che gravita in terra brianzola. E la prima ma non la sola. Perchè la strada è segnata e presto di Colnago assistite ne arriveranno altre, compresa una gravel, la nuova bici tutto terreno che va tanto di moda, che sarà presentata a giugno. Il resto è tutto ciò che c’è sempre stato nel suo mondo.

Il resto è l’Ernesto che è la vicenda immensa, infinita di un uomo che per il ciclismo è un pezzo di storia, di presente e di futuro per cui il tempo sembra essersi fermato. Primo. Primo quando pensò ai telai in carbonio discutendo in milanese con Enzo Ferrari, primo quando si inventò la forcella dritta, primo con i freni a disco. È una favola tutta da raccontare anno dopo anno, mese dopo mese, giorno dopo giorno lavorando sodo, perchè una volta era tutto più difficile di adesso, perchè una volta la vita bisognava guadagnarsela un po’ più di oggi. Perchè una volta era una volta e oggi è un altro mondo in cui però l’Ernesto continua starci comodo e a scrivere la sua storia. Cominciata in una piccola officina di 25 metri quadrati al numero 10 di via Garibaldi a Cambiago.

A volte il destino ce l’hai scritto in fronte o nel cuore. L’Antonio e l’Elvira, i suoi genitori, volevano che continuasse a fare il contadino perché la terra c’era, rendeva e un paio di braccia in più facevano comodo, ma l’Ernesto lo sapeva che sarebbe finita com’è finita. La sua storia se l’è scritta tutta da solo e oggi quel bugigattolo «5×5» dove metteva i raggi alle ruote è in una fabbrica modello che produce biciclette che girano il mondo. Ora ha trovato il modo di costruirne una che rende meno faticoso pedalare, basta attaccare la spina e premere un bottone. Per chi sa cos’è il ciclismo sembra un’eresia, forse un miracolo. Per chi conosce L’Ernesto sa che il vero miracolo è quest’uomo che è la parte sana di un’imprenditoria che ancora tiene in piedi il Paese e forse andrebbe clonato. Altroché uno vale uno…
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