Caduta al Giro: maledetti guard-rail….
Una brutta caduta a circa 25 chilometri dalla conclusione della seconda tappa del Giro 2026, la Burgas-Veliko Tarnovo di 221 chilometri, ha visto coinvolti diversi corridori a causa dell’asfalto bagnato, tra cui Adam Yates che si è rialzato con il volto insanguinato. Nel ciclismo non si simula, nel ciclismo si rischia la pelle, nel ciclismo a volte basta un attimo…Ma tutto ciò si mette in conto. Ciò che non si può mettere in conto sono i pericoli che non si dovrebbero correre, che si dovrebbe fare in modo che non ci fossero, che andrebbero, fin dove è possbile, ridotti se non a zero almeno ai minimi termini. Il groviglio che hanno mostrato le immagini tv poche ore fa è stata una scena drammatica, ma ciò che ha fatto accapponare la pelle è quello che è successo pochi secondi prima.
La frenata di alcuni nel gruppo, la scivolata ad alta velocità e l’impatto contro i guard rail. Un guard rail senza le protezioni basse, senza la fascia che impedisce in genere a chi va in moto, ma in questo caso a ci stava pedalando, di finirci sotto e di impattare cotro i paletti che reggono la struttura. I centauri sanno perfettamente del rischio di cui si sta parlando. E’ il timore più grande, è ( purtroppo) una delle cause più alte di decessi e di danni gravi in caso di incidente perchè nelle cadute non è l’impatto con l’asfalto che in genere causa i danni maggiori ma quello con la parte in metallo che sostiene il paracarro che deventa una vera e propria “lama”. Secondo le stime riportate da esperti e associazioni del settore, ogni anno circa 1.500 motociclisti sono vittime di incidenti in Italia causati direttamente o aggravati dall’impatto con barriere stradali non protette.
