Una brutta caduta a circa 25 chilometri dalla conclusione della seconda tappa del Giro  2026, la Burgas-Veliko Tarnovo di 221 chilometri,  ha visto coinvolti diversi corridori a causa dell’asfalto bagnato, tra cui Adam Yates che si è rialzato con il volto insanguinato. Nel ciclismo non si simula, nel ciclismo si rischia la pelle, nel ciclismo a volte basta un attimo…Ma tutto ciò si mette in conto. Ciò che non si può mettere in conto sono i pericoli che non si dovrebbero correre, che si dovrebbe fare in modo che non ci fossero, che andrebbero, fin dove è possbile, ridotti se non a zero almeno ai minimi termini. Il groviglio che hanno mostrato le immagini tv poche ore fa è stata una scena drammatica, ma ciò che ha fatto accapponare la pelle è quello che è successo pochi secondi prima.

La frenata di alcuni nel gruppo, la scivolata ad alta velocità e l’impatto contro i guard rail. Un guard rail senza le protezioni basse, senza la fascia che impedisce in genere a chi va in moto, ma in questo caso a ci stava pedalando, di finirci sotto e di impattare cotro i paletti che reggono la struttura. I centauri sanno perfettamente del rischio di cui si sta parlando. E’ il timore più grande, è ( purtroppo) una delle cause più alte di decessi e di danni gravi in caso di incidente perchè nelle cadute non è l’impatto con l’asfalto che in genere causa i danni maggiori ma quello con la parte in metallo che sostiene il paracarro che deventa una vera e propria “lama”. Secondo le stime riportate da esperti e associazioni del settore, ogni anno circa 1.500 motociclisti sono vittime di incidenti in Italia causati direttamente o aggravati dall’impatto con barriere stradali non protette.

C’è un  decreto del 2019 che obbliga Regioni, città Metropolitane, Comuni che hanno competenza su strade in cui vengono installati nuovi guardrail a prevedere i cosidetti  Dsm, “dispositivi Salva-Motociclisti” cioè quelle fasce basse in platica o in cemento che impediscono in caso di scivolata e di impatto di infilarsi sotto i paracarri ma la copertura della rete stradale è ancora molro parziale. Troppo parziale. Ulteriori aggiornamenti al Codice della Strada due anni fa  hanno rafforzato l’attenzione alla sicurezza, confermando l’importanza dell’adeguamento delle barriere, sebbene la loro applicazione su tutta la rete stradale richieda tempi lunghi. Insomma qualcosa si fa ma non troppo, non ciò che servirebbe a salvare la vita a chi va sulle strade in moto e, nel caso di oggi, in bici anche se si correva sulle strade della Bulgaria. E guardando le immagini della faccia piena di sange di Adam Yates corre un brivido sulla schiena. Per fortuna è andata bene…