“Tadej non hai una borraccia per mio figlio?”. Così come un tifoso qualsiasi, come un papà che si preoccupa di far felice il suo bambino al cospetto del campione che tutti ammirano.  Come se a chiedere le “bidon” non fosse Wout van Aert che ha appena messo alle corde Pogacar nella seconda tappa della Vuelta, che lo ha messo dietro nel Tour a Parigi sulla salita di Montmartre,  nel vedrome a Roubaix…

Nel giorno in cui ricomincia il campionato di calcio con i soliti veleni e le solite polemiche per un gol dato, un rigore negato, una spinta di troppo ecco che il ciclismo ci regala un po’ di ossigeno. Ci sarà un motivo se tra chi pedala e chi tira calci ad un pallone c’è un fairplay diverso?  Al di la della fatto che in bici non si può simulare perchè vince sempre il più forte, sarà la gran fatica che accomuna tutti i corridori e quasi sempre si traduce in rispetto.

Ma forse la differenza ( come sempre) la fanno le persone. Wout van Aert e Tadej Pogacar sono campioni in bicicletta ma lo sono soprattutto fuori. Il belga è un uomo fatto, marito, padre che ha costruito la sua carriera su questi valori oltre che su una classe cristallina. Lo sloveno è della stessa pasta: solare, corretto, rispettoso degli avversari anche quando domina, mai sbruffone o esagarato. La differenza non la fa il ciclismo come sport, la fanno loro due, per come sono, per come si pongono.

Ieri alla Vuelta se le sono suonate di santa ragione. Van Aert ha messo alle corde Pogacar che lo ha raggiunto e si è messo a ruota: “Tiri con tutti tranne che con me…” ha scherzato il campione della Visma al traguardo. “Volevo vincere- gli ha risposto il capitano della Uae- Sapevo che avevi Brennan alle spalle per fare la volata e ho cercato di starti a ruota ma avevo le gambe in acido lattico…”. Fine, tra una risata e una stretta di mano. senza polemiche. Poi è arrivato Georges, il figlio piccolo di Van Aert, che farà anche il tifo per il padre ma quando ha visto Tadej gli ha chiesto la borraccia e alla fine ha rimediato anche un bel paio di occhiali… Fine. Anzi no. Perchè poi  ascolti in tv le parole pesanti, livorose, esagerate di Daniele de Rossi, allenatore del Genoa sconfitto dal Napoli per un gol  di De Bruyne viziato da una spinta, e ti rendi conto che una differenza c’è.