Come garantire a tutti i pazienti con maculopatia un accesso tempestivo alle cure, superando le differenze tra i sistemi sanitari regionali? È questa la sfida al centro del progetto promosso da Cencora, che ha preso il via da Piemonte e Lombardia con un primo incontro dedicato al confronto tra istituzioni, clinici e professionisti della sanità. Un’iniziativa che punta a individuare soluzioni condivise per migliorare l’aderenza terapeutica, la presa in carico dei pazienti e la sostenibilità del Servizio sanitario.

La maculopatia rappresenta una delle principali cause di perdita della vista, ma oggi la sfida non riguarda soltanto la disponibilità di terapie efficaci. Sempre più centrale diventa la capacità del sistema sanitario di garantire ai pazienti percorsi assistenziali omogenei e una presa in carico che accompagni la persona durante tutto il decorso della malattia.

Da queste premesse nasce il progetto promosso da Cencora, realizzato con il patrocinio di SIFO e il coinvolgimento di istituzioni, clinici e rappresentanti del sistema sanitario. Il percorso prevede tre incontri regionali e un successivo board istituzionale nazionale, con l’obiettivo di favorire il confronto sulle migliori strategie organizzative per rendere le cure sempre più accessibili, appropriate e sostenibili.

Anna Ponzianelli, Healthcare Policy and Public Affairs Director di Cencora, che ha sottolineato come oggi l’innovazione terapeutica debba essere valutata non solo per la sua efficacia clinica, ma anche per il valore che genera per l’intero sistema. «La possibilità di ridurre la frequenza degli accessi alle strutture ospedaliere si traduce non solo in un miglioramento della qualità di vita e dell’aderenza terapeutica, ma anche in un alleggerimento del carico assistenziale per familiari e caregiver», ha evidenziato.

Sul fronte organizzativo, Andrea Zovi, segretario regionale SIFO Lombardia, ha ricordato come la vera sfida sia costruire percorsi assistenziali più efficienti, multidisciplinari e uniformi sul territorio, affinché il progresso scientifico si traduca in un miglioramento concreto della risposta del sistema sanitario ai bisogni dei cittadini.

Dal punto di vista clinico, Michele Reibaldi, direttore della Clinica Oculistica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, ha ribadito un principio fondamentale: «La scelta terapeutica non può essere spostata a causa del costo della singola somministrazione, bensì deve essere governata dal valore complessivo generato per il paziente». L’obiettivo resta quello di controllare la malattia nel tempo, preservando la funzione visiva e prevenendo la perdita evitabile della vista.

Sulla stessa linea Giovanni Staurenghi, direttore dell’UOC di Oculistica dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano, secondo cui le decisioni terapeutiche dovrebbero considerare l’intero percorso assistenziale, valutando non solo i costi diretti, ma anche gli esiti clinici, l’impatto organizzativo e il beneficio per pazienti e caregiver. Solo una visione complessiva, ha spiegato, permette di coniugare innovazione, sostenibilità e qualità delle cure.

Nel corso dell’incontro è stato inoltre evidenziato come i progressi della ricerca abbiano reso disponibili trattamenti capaci di ridurre il numero delle iniezioni intravitreali mantenendo efficacia e sicurezza. Un’evoluzione importante che può favorire una migliore aderenza terapeutica, pur lasciando aperta la necessità di superare le differenze organizzative ancora presenti tra le diverse Regioni italiane.

Proprio Piemonte e Lombardia rappresentano un interessante laboratorio di confronto. Fabrizio Priano, per la Regione Piemonte, ha illustrato il modello regionale fondato sulla Rete Clinico-Assistenziale di Oftalmologia e sulla promozione dell’appropriatezza prescrittiva, mentre Marco Alparone, vicepresidente e assessore al Bilancio e Finanze della Regione Lombardia, ha ribadito l’importanza di reti assistenziali integrate e modelli organizzativi innovativi per garantire diagnosi tempestive, accesso equo ai trattamenti e sostenibilità del Servizio sanitario.

L’incontro di Torino rappresenta solo la prima tappa di un percorso che proseguirà nei prossimi mesi con altri appuntamenti regionali e con un board istituzionale nazionale. L’obiettivo è individuare modelli organizzativi condivisi che consentano di ridurre le disuguaglianze territoriali e garantire a tutti i pazienti un accesso sempre più equo ed efficace alle cure. Una sfida che richiede il contributo di istituzioni, professionisti sanitari e decisori pubblici, affinché l’innovazione terapeutica possa tradursi in un reale beneficio per le persone e in un sistema sanitario sempre più vicino ai bisogni dei pazienti.

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