Le medaglie degli atleti italiani agli Europei di atletica di Birmingham e in quelli di nuoto di Parigi portano gioia ma anche un po’ di rabbia per chi fa sport a Milano. Fantastici gli azzurri, le loro imprese, i loro sorrisi che sono l’essenza della nostra meglio gioventù e riconciliano con il pianeta di un’adolescenza spesso consegnata alle cronache dai fatti di «nera». Dietro ad ogni gara c’è fatica, ci sono sacrifici, allenamenti quotidiani, rinunce che per i giovani d’oggi non sono sempre scontati. Ma perchè questi ragazzi arrivino a un Europeo, a un mondiale, a un’olimpiade è fondamentale che abbiamo luoghi dove crescere e allenarsi. Per questo se uno applaude le vittorie e poi volge lo sguardo Milano si lascia prendere dallo sconforto, considerando la disastrosa situazione delle strutture: non c’è una piscina olimpionica, non c’è una pista d’atletica omologata per le gare. Basta un confronto con Berlino dove le piste a disposizione sono 75, con Monaco che ne ha disponibili 64 o Londra che ne vanta 42 per capire che il biglietto da visita di una città che pochi mesi fa era sede dei Giochi olimpici invernali e che ora, con Genova e Torino, pensa di candidarsi per le olimpiadi estive del 2036 non è presentabile. Dall’Arena, che cerca sponsor per rifare la pista, al XXV Aprile oggetto di una «querelle» per un progetto di ristrutturazione che non pare mettere propriamente l’atletica al centro, al Saini, al Carraro la situazione è quella che è: pessima. Eppure i ragazzi che fanno atletica ci sono con quasi 50 società ed oltre 7mila tesserati che fanno i «salti mortali» per trovare gli spazi dove allenarsi. Non solo. C’è anche un «popolo» di amatori che chiede spazi e che è costretto ad «arrangiarsi» o ad iscriversi a strutture private. Anche per questo quando poi vedi i ragazzi azzurri trionfare prima gioisci e poi un po’ ti girano…