I francesi ancor s’incazzano ma in bici sono (molto) meglio di noi…
Altri tempi quelli di Bartali che, col suo naso triste come una salita, faceva “girare le palle” ai francesi. Ora le palle girano a noi quando ci ritroviamo a pedalare sulle strade di Francia. Ci girano per l’invidia soprattutto. Chilometri e chilometri su strade provinciali, nazionali, su piccole vie di campagna senza mai trovare una buca: chissà perchè le strade francesi sono tutte perfetamente asfaltate? Chilometri e chilometri senza mai avere la sensazione (pessima) di essere a rischio: chissà perchè le strade francesi hanno tutte (statali comprese) una corsia segnata a destra e a sinistra riservata alle bici? Chilometri e chilometri senza mai trovare un automobilista (uno) che ti faccia il pelo, che suoni, che ti insulti: chissà perchè gli automobilisti francesi quando seguono i ciclisti hanno la pazienza di aspettare che il sorpasso sia sicuro poi mettono regolare freccia a sinistra, si spostano nella carreggiata opposta e poi rientrano.
Già chissà… Forse perchè il rapporto tra chi guida e chi pedala è più civile? Forse perchè c’è un’altra cultura della mobilità? Forse semplicemente perchè c’è più rispetto? Forse perchè in Francia, a prescindere dalle pattuglie della Gendarmerie che si incontrano, c’è un presenza immanente dello Stato e quindi un senso dell’istituzione e delle regole differenti? Forse perchè il Tour è una fede e fa un’opera di proselitismo che da noi il Giro si sogna? O forse perchè la cultura sportiva è diversa e quando Paul Seixas un paio di anni fa vinse il Tour dell’Avvenire venne omaggiato con una pagina intera dell’Equipe mentre da noi, sulla prima pagina dellaGazzetta, della vittoria di Lorenzo Finn non c’è traccia…
“E’ tutto un complesso di cose…” verrebbe da dire continuando a ricordare Enzo jannacci. Certo è che in una settimana di viaggio da Parigi a Beauveais, ad Arras, fino sulla costa a Nord verso Calais e ritorno, pedalare in Francia riconcilia con la bici, cancella l’ansia e le paure, la sgradevole sensazione di essere un “nemico” per chi ti passa accanto in auto, ti fa dimenticare le follie di Lanzo Torinese o la pistola puntata in faccia a tre ragazzini in bici da un balordo nel Padovano. “E tra i giornali che svolazzano e un un po’ di vento che abbaia la campagna…” ora ad incazzarci siamo noi.. Ta-ta-ra-zaz, ta-ta-ra-zaz Ta-ta-ra-ta-raz, za-za-ra-zaz ….
