29Ago 26
Una Vuelta senza Pogacar, una Vuelta senza “eroi”
La Vuelta è finita, la Vuelta ricomincia. Finita per Tadej Pogacar che trova una borraccia, forse un sasso sulla sua strada a un trentina di km dall’arrivo, vola malamente in terra rimediando un forte contusione alla spalla, al bacino e un taglio profondo sul sopracciglio e, come mai gli era successo in carriera, alza bandiera bianca. Ricomincia perchè la sfida che dalla prima cronometro sembrava ormai un pratica burocratica ora cerca un padrone e giocarsela nelle prossime tappe saranno Enric Mas, che due giorni fa aveva addirittura recuperato decine di secondi a Pogacar in salita, prima di essere battuto in uno sprint a due ed ora è in maglia rossa che però con un bel gesto non ha voluto indossare sul podio. Dietro di lui, a 1’11” di distacco, c’è Felix Gall, già secondo al Giro d’Italia e Primoz Roglic, terzo a 01’33” e già trionfatore per quattro volte sulle strade di Spagna e Sepp Kuss quarto a 2 minuti e 15 e che la Vuelta l’ha vinta già tre anni fa.E così un imprevisto banale in una tappa sulla carta insignificante cancella tutte le certezze. Va così il ciclismo, basta un nulla a far saltare il banco. Certo che Tadej Pogacar che cade e lascia la corsa fa storia a sè, un po’ come l’aveva fatta la rovinosa caduuta di Jonas Vingegaard al Tour. L’illusione ( ma è solo un’illusione) è che ai grandi campioni nulla di male possa mai capitare. Ci si abitua a vederli vincere, dominare, qualche volta anche perdere ma non si pensa possano venire disarcionati dalla bici e ferirsi. Ce li immaginimao invincibili, estranei ai guai terreni quasi godessero, come gli eroi dell’Antica Grecia, della protezione degli Dei. Che però sono volubili, vendicativi e a volte si distraggono. Tadej lacerato e sanguinante è un’immagine terrena a cui non eravamo pronti. Altre volte era rovinosamente caduto come alle Strrade Bianche, come nell’ultima Sanremo ma come racconta la mitologia degli eroi si era rialzato, aveva combattuto ed era andato a vincere. Un po’ come Ercole, consumato dal veleno mortale della tunica di Nesso, che prò non si arrende al dolore sopporta un’agonia sovrumana e spinge Zeus ad accoglierlo tra gli dei dell’Olimpo, decretando la sua apoteosi.
Chiacchiere. La realtà è un sasso che obbliga Pogacar a scartare all’improvviso, a tagliare nel gruppo con una spallata e a rovinare a terra in malomodo e a finire in ospedale tra cerotti e radiografie. I media spagnoli, in contatto con lo staff medico della corsa, parlano di un possibile trauma cranico e di una frattura o lussazione a livello della clavicola: un quadro che potrebbe richiedere un intervento, e in quel caso arrivederci al 2027. “Cose che succedono nel ciclismo ma è una caduta difficile da metabolizzare…” spiega il ds della Uae Joxean Fernández Matxín. E come potrebbe essere diversamente. Oggi per Pogacar la Vuelta è finita e domani per gli altri, che faranno in conti sull’interminabile salita che porterà ai 1530 metri dell’Alto de Aitana, ricomincia. Ricomincia ma sarà una Vuelta “normale”, magari più incerta e appassionante ma “normale”. Una Vuelta senza eroi…
