AGGIORNATO al 27 febbraio

È ufficiale: l’uomo di 62 anni, spagnolo, di Siviglia, non è stato contagiato dopo un viaggio in Cina o Italia, ma è stato contagiato da una persona infetta che era già in Spagna da almeno un mese. Non sono quindi gli italiani gli “untori”, rientrati da Milano infettati e intercettati all’aeroporto di Barcellona. Il coronavirus era già sul suolo spagnolo, probabilmente già da gennaio, ma le autorità sanitarie spagnole lo hanno identificato con troppo ritardo.

Dopo il caso dei tre turisti italiani milanesi risultati positivi ai test del coronavirus, dopo avere soggiornato alle Canarie (un medico assieme alla moglie puntualmente trasferiti in ospedale a Tenerife) nel giro di 36 ore sono saltati fuori casi per un totale di 12:  il primo caso dell’epidemia di origine cinese della Spagna peninsulare è una donna di 36 anni di Milano residente a Barcellona. Assieme a lei, anche un ragazzo di 22 anni, sempre proveniente da Milano fermato per un controllo all’aeroporto El Pratt. Oggi i media spagnoli scrivono che i primi due casi alle Canarie e a Palma di Myorca – un medico tedesco alle Canarie e un inglese residente a Palma – risalgono al primo e al dieci febbraio. In pratica le autorità sanitarie, forse per non diffondere il panico sulle due isole, hanno tenuto nascosto la notizia fino al 23 febbraio.

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Davanti al repentino diffondersi di casi, la Spagna ha intensificato i controlli, ma non in tutti gli aero scali. La profilassi d’emergenza è attivata in caso di un passeggero risultato contagiato perché proveniente dalle zone a rischio. Nessun tampone viene effettuato sugli altri passeggeri pur provenienti dall’Italia.  Il ministero della Sanità ha pubblicato un elenco di regole da seguire e in caso di contagio in Italia ha consigliato agli spagnoli di affidarsi alle autorità italiane. Si calcola al momento più di un migliaio di studenti universitari spagnoli in Erasmus in Italia: secondo El País sono spaventati e vogliono rientrare in Spagna al più presto. 

Nei giorni scorsi i media spagnoli hanno dato molto risalto all’epidemia che si è sviluppata a Codogno in Lombardia, Emilia e  Veneto, inviando parecchi cronisti, tanto che è sembrato che gli spagnoli esagerassero nel difendere il panico.

Le stesse autorità sanitari spagnole in queste ore hanno dichiarato che non hanno individuato prima i casi di contagio, perché si stanno attivando soltanto adesso. In pratica come molti altri Paesi in Europa e nel mondo non hanno cercato, e il caso del primo contagio autoctono a Siviglia, dimostra che il virus era già presente a gennaio in Spagna e che si poteva individuare prima. Ad oggi, 26 febbraio, i casi accertati sono 12 in Spagna. Nell’hotel della Canarie il palace, da tre giorni sono in quarantena oltre 800 turisti bloccati per quattordici gironi con i dipendenti. È l’hotel dove hanno soggiornato i tre italiani di Milano contagiati.