Un aneddoto racconta che un giorno d’estate, un uomo di mezza età, corpulento e non particolarmente alto, in jeans a camicia di lino bianca aperta sul petto, e calzature ordinarie, visibilmente trafelato e madido di sudore, è entrato in una concessionaria Porsche del centro di Madrid. L’uomo si avvicina a una splendida e fiammante Carrera e inizia a osservarla con attenzione, la accarezza con la stessa cura a cui si affidano le cose belle e uniche, sfiorando l’acciaio liscio e lucente con le sue mani non di certo da pianista. Gira attorno al veicolo tedesco, lo guarda con ammirazione e velleità, lo riguarda ancora poi cerca di attirare l’attenzione del venditore chiuso nel suo loculo a vetri che, tuttavia, fa di tutto per ignorarlo, indugiando e, forse prolungando volutamente, una telefonata, come a dire, “sparisci pezzente”. L’uomo attende qualche minuto, mentre tenta di aprire la portiera guidatore che però è bloccata, al che si spazientisce e se ne va borbottando. Sul viso del venditore si palesa un leggero sorrisino, poi abbassa la testa e riprende la sua telefonata, spiegando a chi è dall’altra parte del telefono che ha appena liquidato un perditempo. Sicuramente una delle sue (del venditore) mosse più sbagliate della sua storia.

Amancio Ortega Gaona, lo scorso 28 marzo ha compiuto 90 anni. È l’uomo più ricco di Spagna e tra i primi dieci al mondo con un patrimonio di 112 miliardi di dollari (foto per gentile concessione di Inditex)


Infatti, quella stessa mattina, l’uomo in jeans e camicia bianca stazzonata entra in una concessionaria più periferica della supersportiva tedesca e compra quattro veicoli, per sé, la moglie e la figlia, firmando un assegno da oltre 400 mila euro nella gioia totale di quel venditore che assapora la sua ricca commissione di vendita.
Perché, quel perditempo, era ed è, Amancio Ortega, fondatore dell’impero del tessile Inditex (Industrias de Diseño Textil Sociedad Anónima), che si spalma dall’Europa a Messico fino a Cina e Australia, con un patrimonio che Forbes stima in 112 miliardi di dollari, l’uomo più ricco di Spagna e tra i primi dieci al mondo. Ed è anche nella lista tra i proprietari del più grande patrimonio immobiliare stimato in 25 miliardi di dollari con oltre 200 di case e uffici in 13 paesi con la sua holding Pontegadea.
Classe 1936 (lo scorso 28 marzo ha compiuto 90 anni e non accenna a godersi la pensione miliardaria), nato nella Castilla y León, cresciuto in Galizia, cambiando casa e città più volte per il lavoro del padre ferroviere, il re del tessile mondiale è un uomo molto riservato, nella vita e negli affari, schivo alle luci della ribalta, rarissime le sue interviste alla stampa (soltanto ben tre dal 2012 ad oggi), non fa vita mondana né mostra opulenza e cafoneria, per molti anni ha dato soldi in beneficenza senza che si sapesse fino a quando nel 1986 ha costituito la Fondazione Paideia, presieduta dalla moglie Rosalia Mera, che permette di ricevere un’adeguata istruzione alle persone con disabilità mentali e fisiche (Ortega ha un figlio di 55 anni affetto da paralisi cerebrale) avuto dalla sua prima moglie Rosalia Mera.
Il suo ultimo acquisto è stato per 850 milioni di dollari per l’edifico centenario del Canada Post a Vancouver che ora ospita per un intero isolato cittadino gli uffici di Amazon. Nel 2025 il fondatore di Zara ha firmato assegni per 3 miliardi di dollari in 10 città di 8 Paesi per acquistare sette edifici per uffici, due hotel, due proprietà industriali, un complesso commerciale di lusso e una torre residenziale, oltre a una partecipazione del 49% in un grande operatore portuale britannico.
Già nel 2001 quando il gruppo Inditex fu quotato in Borsa (suoi i marchi Zara, Zara Home, Massimo Dutti, Pull and Bear, Oysha, Bershika) don Ortega delineò la sua strategia finanziaria investendo nell’immobiliare i corposi dividendi milionari del suo regno del tessile. Dopo la cessione del 13,5% della sua azienda per 1,1 miliardi di dollari, come parte dell’Ipo, Ortega fondò l’holding Pontegadea per raggruppare i suoi immobili e con questa divenne proprietario del Club Hípico Casas Novas, un centro equestre galiziano, in cui si allena la figlia Marta di 42 anni, cavallerizza olimpica e molto amica di Jessica Springsteen, figlia della rockstar mondiale Bruce Springsteen (recentemente attaccato con una vergognosa immagine fake .
L’interesse di Ortega si è sempre concentrato sugli immobili di pregio. A Madri possiede la Torre Picasso nel quartiere degli affari di Azca e la Torre Moeve a nord del Paseo de la Castellana, è uno degli edifici che compongono il complesso Cuatro Torres che svetta sull’altopiano su cui è adagiata la capitale di Spagna e si vede in tutto la sua originale forma architettonica quando si arriva in auto da Sud, percorrendo la A7.
Tra i suoi gioielli della cassaforte immobiliare ci sono il Royal Bank Plaza, un edificio a Toronto pagato 916 milioni di dollari nel 2022, la storica Devonshire House con vista su Green Park a Londra (671 milioni nel 2013) e il complesso Troy Block a Seattle occupato da Amazon (740 milioni nel 2019). Niente male per il primo di quattro fratelli, nato da una famiglia più che umile che nel 1963 a 27 anni, fonda con il fratello Andrea e la sorella Josefain in un garage di 80 metri quadrati la società Confecciones GOA (acronimo del suo nome al contrario) per la produzione e la vendita di accappatoi trapuntati, pigiami e vestaglie. Da lì è tutto un successo: nel 1975 con la moglie Rosalía Mera (scomparsa nel 2013 a seguito di una lunga malattia) apre il primo negozio di abbigliamento Zara nel centro di La Coruña (Galizia): il primo nome scelto è Zorba, dal film “Zorba il greco” con Antony Quinn, pellicola amata dalla moglie, per poi cambiarlo subito in Zara poiché già bar attiguo aveva scelto quel nome. Ortega punta subito su un approccio esclusivo e attento al cliente: prezzi accessibili a tutti e un sistema di consegne dei capi veloce e puntuale, un ante litteram di Amazon Prime, cui quarant’anni dopo diventerà suo affittuario di uffici a Seattle come già detto.
Con tale strategia di produrre e consegnare immediatamente, dalla sartoria al cliente, Ortega non ha bisogno di grandi spazi per stoccare gli abiti, cosa che gli permette di risparmiare sui costo degli immobili e nei primi nove anni, il piccolo sarto della Galizia, apre un negozio ogni dodici mesi, quadruplicando il fatturato. Nel 1985 sempre con la moglie Rosalia, Amancio lancia la sua prima linea moda, cui ogni 2-3 settimane, cambia introducendo nuovi capi, sempre pronti per essere spediti in altri punti vendita o per essere riproposti con i saldi. Tre anni dopo apre il primo negozio a Porto (Portogallo) e da lì prende piede la sua campagna di espansione internazionale. In quegli anni Zara non fa uso di pubblicità, punta sul passaparola dei clienti, colpiti dalla sempre costante varietà di produzione dei capi unita a una consegna velocissima nei negozi.
Nel 1995 acquisisce il gruppo Massimo Dutti (abbigliamento maschile) e crea Pull and Bear; nel 1999 rileva Stradivarius e dà vita a Bershka (intimo uomo e donna), poi segue l’acquisizione di dei marchi Oysho (intimo femminile), Shkuaban, Uterque, Tempe e Zara Home. Nel 2001, Don Ortega quota Inditex alla Borsa di Madrid, raccogliendo 2,4 miliardi e mantenendo il 59,3% del capitale. Dall’IPO il prezzo delle azioni è salito da 3,6 euro agli attuali 22 euro con un picco nel 2017 a 37 euro. Quanto avremo pagato per vedere l’espressione di quell’annoiato e altezzoso venditore di Porsche che ignorò colui che nel giro di un trentennio sarebbe diventato l’uomo più ricco di Spagna e tra i più facoltosi al mondo.i suoi collaboratori più stretti dicono che fu proprio quella palese disattenzione al cliente che spinse Ortega a continuare a cercare sempre l’eccellenza nel migliorare la soddisfazione del cliente. Ortega ha continuato ad acquistare auto di lusso sempre da quella seconda concessionaria, dove lo accolsero con gentilezza e attenzione, dopo la delusione mista a rabbia della prima. Rispetto, gentilezza e attenzione contano sempre.