La Generalitat, il governo della Comunità spagnola della Catalogna, lancia un allarme per la siccità che ha colpito la regione. Le autorità catalane hanno esteso le misure di emergenza per il razionamento dell’acqua a 202 comuni della regione, fra cui la capitale della Catalunya Barcellona, due milioni di abitanti con l’area urbana. Il divieto a sprecare acqua e, soprattutto, razionarla interessa 6 milioni di persone.
La situazione è critica. Le riserve idriche di Barcellona e altri 200 comuni sono ormai scese sotto la soglia di rischio del 16 per cento. Da tre anni le piogge sono diventate sempre più rare e in alcune zone non piove da quasi quattro anni. gennaio la colonnina di mercurio a Barcellona e lungo la Costa Brava ha toccato i 26 C e ora la disponibilità pro-capite di acqua consentita non potrà superare i 200 litri al mese, con limiti più drastici di quelli già applicati nei mesi scorsi per agricoltura, allevamento e industria. Proibite nelle case private attività come riempire piscine, irrigare campi sportivi, giardini e altre zone verdi o lavare l’auto al di fuori dei punti predisposti. Sarà vietato anche attivare le fontane ornamentali. Le misure resteranno in vigore per almeno 15 mesi.
L’emergenza impone tagli dell’80 per cento ai consumi agricoli, del 50 per cento per gli allevamenti e del 25 per cento per l’industria. Mentre per quanto riguarda il consumo generale, vige il limite di 200 litri, che dovrà esser fatto rispettare dai comuni. Per farlo, gli enti comunali potranno ridurre la pressione delle erogazioni o prevedere tagli orari delle forniture.
Era dal 1916 che non la situazione non peggiorava fino a questo punto in campagna. La Generalitat non è in grado di prevedere fino a quando dureranno le risorse idriche esistenti.
La siccità in Catalogna, e soprattutto a Barcellona, è aggravata dalla presenza massiccia di turisti. Dal 2008, nella capitale catalana è stato costruito il più grande impianto di desalinizzazione dell’acqua marina d’Europa, che produce il 33 per cento dell’acqua potabile della città, mentre altro 25 per cento deriva dal riciclo delle acque reflue. Senza questi sistemi, la situazione sarebbe molto più grave. Il problema è che il costo per produrre un litro di acqua desalinizzata in media è tre volte superiore a quello necessario e consuma molta energia.