Da una parte poco meno di diciotto chilometri quadrati, dall’altra quasi tredici. Terreno spagnolo incastonato nella punta nord del Marocco, detto anche enclave o porto franco, soggetto alle leggi del Regno di Spagna e alle norme della Ue.

Una terra promessa protetta da sette metri di reti d’acciaio, filo spinato, vedette con militari cecchini, telecamere e persino l’occhio del satellite. Fino a una ventina d’anni fa era il colabrodo da cui passava il flusso di migranti subsahariani che, poi, raggiungeva le coste spagnole o francesi. Oggi è un confine invalicabile, segnato dal sangue di quei migliaia che ci hanno provato e, spesso, lasciato la pelle, perché sia gli agenti di polizia spagnoli e marocchini non fanno sconti a nessuno e ricorrono sempre alla forza.
Ceuta e Melilla sono un non luogo. Qualcosa difficile da concepire e da raccontare. Una porta dorata, ma sorvegliatissima per l’Europa, desiderata da tutti quei disperati che scappano dalla povertà in cerca del riscatto di nuova vita, di un lavoro, di un futuro. In Africa non ci sono più dagli anni Novanta guerre importanti ma si continua a emigrare verso l’Europa perché la povertà non è mai svanita.
Negli ultimi anni, gli assalti a queste due enclavi da parte del flusso di migranti, pronti a tutto, sono diventati più frequenti e violenti. E anche ben organizzati, quasi da una mente di stratega, come quello del settembre 2018, quando si presentarono quasi in mille davanti a trenta poliziotti spagnoli, divisi da sette metri di muro. I migranti avevano ogni genere di arma contundente, sassi, bottiglie (piene di feci, urina e anche sangue) e le cesoie per tagliare le reti che li dividono dalla libertà. Mentre in duecento lanciavano merda, sassi, sangue e urina contro i poliziotti, altri a decine aprivano varchi nella rete tagliando le maglie. Altri distraevano i cecchini col lancio di sassi, mentre a centinaia iniziavano a entrare nella zona franca attraverso i varchi o scalando le reti.
Si scatenò una battaglia tra disperati e autorità, tra Occidente e Subsahara. Ci furono un centinaio di feriti tra i migranti, e sette morti. Una decina di agenti feriti che, vista l’entità dell’assalto, triplicarono a novanta uomini, con il permesso di sparare con i fucili a pallottole di gomma sui migranti che cadevano come mosche rompendosi le ossa e la testa.
Dopo una giornata intera di combattimenti e respingimenti, ci fu la caccia all’uomo all’interno dei diciassette metri quadrati di Ceuta: furono recuperate quasi settecento persone, di queste una decina aveva diritto all’asilo politico. Gli altri furono bastonati con dovizia dalla polizia spagnola e poi marocchina e buttati dall’altra parte della rete.
Questi attacchi si sono ripetuti nel tempo, con l’alternanza del governo popolare e socialista. Ora la patata bollente, con le ultime cronache, è passata nelle mani del premier socialista Pedro Sanchez. Il Governo di Madrid negli ultimi vent’anni ha investito quasi sette miliardi di euro per proteggere Ceuta e Melilla, utilizzando anche costosi satelliti che monitorano i flussi dei migranti. Tuttavia attraverso le due enclave marocchine passano davvero in pochi. C’è chi riesce a corrompere la corruttibile polizia marocchina, mentre è più difficile con gli agenti spagnoli che, se scoperti, si beccano vent’anni di carcere.
Una ventina d’anni fa sono stato a Ceuta per un reportage per Il Riformista diretto all’epoca da Antonio Polito. Nella cittadina sembra di essere in un pueblo spagnolo: tapas bar, palme sul lungomare, negozi per turisti, ristoranti di paella e sangria. Tutto normale ma poi avvicinandosi alla rete si scopre un mondo di mezzo, sorvegliatissimo. I poliziotti sono sempre in tenuta di guerra, temono attacchi sempre più violenti di una massa enorme di persone disperate e inferocite. Le autorità locali chiedono più risorse, mezzi militari e uomini a Madrid che, invece, da tempo, soprattutto con le amministrazioni socialiste, ha iniziato a tagliare le spese. Gli abitanti col passaporto spagnolo nelle due enclave hanno tutti origini arabe o africane. Ad alcuni di loro i clandestini fanno comodo: o li assumono come schiavi o li aiutano (dietro grosse somme di denaro) a raggiungere la Spagna o il Portogallo o la Francia. I migranti fanno paura ma fanno pure molto comodo al portafoglio di tanti.