Davide Mancini, racconto il disagio dell’uomo moderno con poesia e ironia.
Sono brani nati da un interrogativo semplice e diretto che, però, non ha una risposta facile. Come vivere serenamente in un tempo così caotico?
«Ho cercato di scavare verso l’invisibile», spiega a Il Giornale Davide Mancini. «Tutto ciò che ha poco a che fare con il consenso e la materialità, ma che affonda le radici nella creatività più pura. È stato un percorso faticoso, perché ogni ricerca profonda richiede di mettersi in gioco. Alla fine, è nato un lavoro fortemente permeato di creatività e autenticità».
L’album è stato anticipato dal singolo “Sono un tipo problematico”, un brano moto ironico che suona come una provocazione con un messaggio molto attuale sulle nostre inquietudini e fragilità. E tutto in un clima sociale e geopolitico pesante che influenza la nostra quotidianità. Abbiamo intervistato Davide Mancini.
Davide Mancini con “Effimeri, Erranti e Vagabondi” chiudi una trilogia, mantenendo una narrazione omogenea, poetica e critica che può essere una via d’uscita o una chiave di riflessione alle pressioni e alle fragilità di chi vive?
«Questo lavoro discografico non propone vie d’uscita salvifiche; vuole solo sottolineare l’importanza della fragilità e quanto questo nostro sistema sia strutturato in maniera da non contemplare l’importanza della debolezza».
Nel disco convivono italiano e dialetto valdostano, patois. Quanto è stata una scelta artistica e quanto, invece, la necessità di raccontare certe emozioni attraverso una lingua più intima e legata alle tue radici?
«Entrambe le cose, la scelta artistica è stata quella di esplorare le forme di comunicazione tipiche del dialetto. Tuttavia siccome il patois è profondamente radicato alla storia più intima della Valle d’Aosta, è stato indispensabile, per me, avvicinarmi a queste radici».
Hai scelto di raccontare i tuoi luoghi, la montagna, in una regione di confine dove è forte il legame della gente con la loro terra, quali sono oggi le paure di quella gente?
«Oggi la gente a mio avviso, ha paura di veder depauperato il territorio, oltre che di venire totalmente divorata da una globalizzazione sempre più espansa ed estrema. Mantenere il “PARTICULARE”, di cui parlava Machiavelli, è necessario per custodire quello che abbiamo ereditato e mantenerlo come ricchezza spirituale».
La montagna può davvero diventare un luogo taumaturgico, per curare l’anima e allontanarsi dal chiasso e dal pensiero effimero della società moderna, come canti?
«Sì, la montagna, con il suo silenzio, la sua imponenza e la sua potenza, che induce timore e rispetto, può, in maniera quasi sacra , diventare un luogo taumaturgico».
Parli spesso di umiltà nelle tue canzoni…
«Trovo che sia un ingrediente fondamentale, non solo nel mondo dello spettacolo ma anche nella quotidianità di ciascun individuo».
Oltre alla poesia, usi anche l’ironia per raccontare i disagi dell’uomo moderno, e questo è peculiare alla musica d’autore che, credi, debba continuare a stimolare il pensiero critico pur parlando di emozioni?
«Si, penso che attraverso l’ironia il cantautore abbia l’obbligo di stimolare il pensiero critico, di provocare e, a volte, anche di essere eccessivo. A mio avviso, per fare questo è necessario utilizzare l’ironia o il paradosso».
Chi sono i tuoi cantautori del cuore italiani e anche stranieri?
«Qui l’elenco si potrebbe fare lungo… Ne citerò solo alcuni. Le tre teste coronate del cantautorato italiano (Guccini, De Andrè, De Gregori) ma anche Paolo Conte, Capossela, Gianmaria Testa, Battiato… A livello internazionale adoro Mike Scott dei Waterboys, Tom Waits, Dylan, Cohen, Damien Rice e David Gray».
Sarai in tour?
«Ho fatto tutto ciò che mi è stato possibile, ma oggi non c’è spazio per chi non è “mainstream”… Un sistema capitalistico così estremo da non lasciare nulla a coloro che non appaiono nei circuiti istituzionali. Attualmente, chiudo il 26 settembre la presentazione del mio ultimo lavoro con un concerto nella mia Valle d’Aosta».
Dove e come ti vedi fra trent’anni?
«Fra trent’anni mi vedo a tentare di accordare la chitarra tra le nuvole… ».


