Si è conclusa venerdì 8 la campagna elettorale per le legislative spagnole. Oggi il consueto giorno di riflessione e silenzio  in cui son banditi tutti i comizi elettorali per le strade e in tv. Tsunami Democratic, il movimento giovanile e anarchico-indipendentista, nato spontaneamente il giorno dopo la sentenza del Tribunale Supremo che ha distribuito condanne dai 9 ai 13 anni ai politici coinvolti nel golpe fallito in  Catalogna, minaccia di organizzare una maxi manifestazione che potrebbe, non solo turbare la quiete pubblica a Barcellona, ma richiamare, come reazione, migliaiadi rappresentanti dell’estrema destra spagnola.

Nell’ultimo giorno di campagna è avvenuta la simbolica votazione di PP e Vox presso la giunta regionale della Comunità di Madrid, a favore di una proposta che chiede all’esecutivo nazionale di rendere illegali i partitiindipendentisti. Un fatto che viene visto con preoccupazione dal blocco di centro-sinistra, e che è stato letto come un ulteriore spostamento  a destra del PP, “trascinato” dalla destra radicale di Vox.

Davanti alla evidente rimonta del PP e alla crescita di consensi per Vox, il Partito Socialista (PSOE) ha lanciato oggi un invito a “un ultimo sforzo di mobilitazione” al suo elettorato, per “recuperare diritti sociali, sul lavoro e politici, che l’ultradestra mette in discussione”. Anche Unidas Podemos ha chiesto al suo elettorato di mobilitarsi ed ha rivendicato la posizione: “o al governo, o all’opposizione”.

I sondaggi disegnano uno scenario ancora più complesso di quello uscito dalle urne lo scorso 28 aprile. Esiste anche una disillusione diffusa e un aumento di consensi per il blocco della destra.

Se alla fine le destre riuscissero a formare un solido esecutivo dopo il “10 N”, sarebbe una storica sconfitta per il bloccoprogressista spagnolo, che aveva in mano la possibilità di formare un governo di coalizione dopo le ultime elezioni di primavera (in particolare, un governo PSOE-UP). Si tratterebbe di un incredibile errore politico che Pedro Sanchez e Pablo Iglesias pagheranno caro di fronte ai propri elettori, per non esser riusciti a raggiungere un accordo nei lunghi mesi che seguirono alle elezioni.