Hans-Hartung-1000x580E’ aperta fino al 7 gennaio 2018, alla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia  la mostra che celebra HANS HARTUNG (Lipsia, 1904 – Antibes, 1989), una delle figure di spicco dell’astrattismo europeo del Novecento. Vi assicuro che è una delle più belle e interessanti mostre dell’anno, da non tralasciare assolutamente.  04 - Hans Hartung

La rassegna, curata da Marco Pierini, direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria, organizzata in collaborazione con la Fondation Hartung-Bergman di Antibes, presenta 40 lavori su carta e 16 dipinti di grandi dimensioni, realizzati tra 1961 e 1988 (sei dei quali mai esposti prima) e a Perugia mostrati per la prima volta tutti assieme come serie. La collezione della Galleria Nazionale dell’Umbria, ricchissima di tavole dal XIII al XVI secolo di autori come06 - Hans Hartung Duccio, Gentile da Fabriano, Beato Angelico, Piero della Francesca, Perugino, molte delle quali composte in origine nella forma del polittico (anche se oggi non sempre pervenute nella loro integrità) ha costituito lo spunto per la riscoperta di queste opere di Hartung come nucleo omogeneo: al pari di quelli antichi i suoi ‘polittici’ si articolano in elementi distinti, fissati in sequenza, sebbene senza alcuna gerarchia fra le immagini ma solo in scansione ordinata nello spazio.

La serie dei polyptiques – spesso così identificati dallo stesso Hartung sul retro delle opere, nonostante non si tratti di titoli veri e propri – nasce agli inizi degli anni Sessanta, quando l’artista prende a dipingere direttamente sulla tela senza prima concepire l’opera su carta, sperimenta nuove tecniche, dilata i formati, giungendo nell’ultimo periodo, costretto sulla sedia a rotelle, a realizzare i propri dipinti con l’aerografo. 09 - Hans Hartung

L’iniziativa si propone anche di ripercorrere lo stretto legame di Hartung con l’Italia, risalente già alla prima metà del secolo quando in occasione del viaggio del 1926, oltre a visitare città simbolo come Venezia e Firenze, si lasciò affascinare dai paesag08 – Hans Hartunggi siciliani, in particolare dallo spettacolo naturale dell’Etna e dai templi della Magna Grecia. Ma è soprattutto con Venezia che Hartung intrattenne un rapporto particolare, in virtù delle numerose partec03c - Hans Hartungipazioni alla Biennale, dal 1948 al 1984: qui ricevette nel 1960 il Leone d’oro (“premio che mi ha riempito più di tutti gli onori militari. Ho ricevuto all’unanimità il Gran Premio Internazionale di pittura. Mi è stata inoltre dedicata una sala del padiglione francese e, finalmente, sono uscito dai miei anni neri”) e tornò nel 1984 a testimoniare una diversa fase creativa, con una selezione di nuove tele di grandi dimensioni, caratterizzate dagli sfondi realizzati con l’aerografo sui quali interviene con gesti ampi e decisi attraverso l’utilizzo di strumenti disparati come una scopa di rami di ginestra intinta nella vernice nera. Bellissimo anche il catalogo, edito da Magonza editore, contiene testi di Marco Pierini, di Thomas Schlesser, presidente della Fondation Hartung-Bergman, di Marco Vallora e di Elsa Hougue, curatrice della Fondation Hartung-Bergman.

Hans Hartung nasce nel 1904 a Lipsia in Germania. Studia filosofia e storia dell’arte all’Akademie der Bildenden Künste di Lipsia e poi di Dresda, quindi si trasferisce a Monaco per studiare con il pittore Max Doerner. Nel 1932 si sposta a Parigi dove incontra Alexander Calder, Vasily Kandinsky, Joan Miró e Piet Mondrian; qui esporrà i suoi primi lavori al Salon des Indépendants. Durante la Seconda guerra mondiale entra nella Legione straniera e a guerra ultimata ritorna a Parigi e assume la cittadinanza francese. Rimasto inattivo per sei anni, partecipa a numerose mostre collettive con opere caratterizzate da ampie fasce colorate sovra dipinte con strisce e segni calligrafici. Negli anni Sessanta inserisce elementi tridimensionali. La sua prima personale è del 1947 e inaugura la Galerie Lydia Conti di Parigi.
Tra il 1955 e il 1964 partecipa varie volte a importanti manifestazioni internazionali quali Documenta e Kassel. Riceve il Guggenheim International Prize nel 1956 e il Gran premio per la pittura della Biennale di Venezia nel 1960. Nel 1976 pubblica le proprie memorie (Autoportrait) e l’anno seguente entra a far parte dell’Académie des Beaux-Arts di Parigi. Ancora nel 1977 tiene la prima mostra di fotografie al Cercle Noroit, Arras, mentre il Centre Georges Pompidou ne organizza una dedicata alle sue incisioni e litografie poi esposta in altre sedi in Francia nei quattro anni seguenti. Nel 1981 la Städtische Kunsthalle Düsseldorf, la Staatsgalerie Moderner Kunst di Monaco e la Henie-Onstad Foundation di Oslo presentano un’ampia retrospettiva della sua opera dopo l’assegnazione del primo premio intitolato a Oskar Kokoschka assegnato dal governo austriaco. Nel 1985 è presentata un’altra retrospettiva al Grand Palais di Parigi. Hartung muore nel 1989 ad Antibes, Francia.

Carlo Franza

 

 

 

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