00_TitoloNell’arte contemporanea ci sono artisti, anzi sedicenti artisti,  che si danno delle arie solo perchè sbeffeggiano in modo improprio  miti e santi, per non dire Cristo e la Bandiera della propria patria. In realtà i lavori di questi non hanno nulla a che fare con l’arte vera. Beh, qualche nome che mi viene subito in mente per il passato, Giuseppe Veneziano che giocherella con Cristo in Croce e la  Santissima Vergine Maria e arrivò persino a realizzare il ritratto di Oriana Fallaci decapitata dall’Islam. Cose oscene per non dire pessime; niente arte. Adesso è la volta  di un certo Filippo Berta (nato a Treviglio nel 1977, vive e lavora a Milano e  a Bergamo) che da tempo si misura con le installazioni. Ora, ascoltate bene, al Museion di Bolzano, ovvero il Museo di Arte Contemporanea,  era già accaduto qualcosa di increscioso, quando  l’Inno d’Italia, passando per una presunta installazione artistica,  tempo fa venne accompagnato al rumore di uno sciacquone del bagno. Ma non è finita qui, perchè sempre al Museion di Bolzano  è scoppiato un nuovo caso messo in piedi da un’installazione provocatoria di Filippo Berta. Infatti  alla presentazione della mostra “Hämatli & Patriæ” (al Museion) è stato mostrato un filmato che vede dei lupi selvaggi dilaniare una Bandiera italiana. qualcuno-pensi-bandiera-esposto-contro-opera-berta-museionQuesto filmato fortemente provocatorio è inserito in una mostra che si riferisce, come ammesso dall’autore Filippo Berta, allo spregio dell’identità nazionale. Il fatto impone uno scatto d’orgoglio, anche perché avviene in un’istituzione come il Museion (che dipende economicamente dal denaro dei contribuenti) e in una terra -quella di confine-  in cui questo tema dovrebbe essere trattato con equilibrio e rispetto. Sul fatto è intervenuto Alessandro Urzì consigliere provinciale di Alto Adige nel cuore e in quota Fratelli d’Italia, che fa sapere a tutti che non ci sta e tuona contro Filippo Berta e il Museion, il primo reo di vilipendio alla bandiera, il secondo colpevole di averlo ospitato; “Il Museion ancora una volta provoca, giocando sui sentimenti italiani usando un linguaggio volgare e banale giustificato come esibizione artistica”.Urzì consigliere provinciale ha immediatamente presentato un esposto in procura, e sottolineo subito che ha fatto cosa buona e giusta. Dice Urzì: “Il mio esposto alla Procura vuole riaffermare il valore del rispetto dei simboli nazionali usati con leggerezza e ignoranza da sedicenti artisti, che solo nella polemica riescono a richiamare su di sé uno straccio di visibilità. Cosa sarebbe accaduto se ad essere sbranata da lupi fosse stata una bandiera biancorossa della Provincia?”.  “Infine chiederò, con un’interrogazione urgente in Consiglio provinciale, i costi sopportati per questa sedicente installazione artistica. Dal dilaniare una bandiera al bruciarla il passo è breve. Ecco perché non si deve tacere”, conclude Urzì. Il vilipendio parte  da  “Homo homini lupus”, video realizzato da Berta nel 2011 e attualmente allestito al museo di Bolzano nell’ambito della mostra “Hämatli & Patriæ”, proposta da Nicolò Degiorgis, guest curator del 2017. Nell’opera, si vede un branco di lupi che dilania  forsennatamente  la bandiera tricolore, tutto sullo sfondo di una landa desolata, terra vista prima come territorio e poi come nazione in cui il potere  porta allo scontro fra individui. Linguaggio cifrato ma certamente è l’Italia messa sotto lente di ingrandimento, e stavolta, purtroppo, al di là delle metafore, il Filippo Berta è stato proprio miope. L’esposto in Procura contro il Museion è partito. “Non sfugge come l’uso violento e lacerante della Bandiera italiana sia inserito in una mostra che ha per tema le Patrie e sottende dichiaratamente, come ammesso dall’autore Filippo Berta, lo spregio dell’identità nazionale. Che ciò avvenga in una istituzione come Museion che dipende economicamente, e quasi esclusivamente, dai contributi del denaro pubblico, in una terra in cui ancora di più questo tema avrebbe la necessità di essere trattato con equilibrio e rispetto, impone uno scatto d’orgoglio”.

Carlo Franza

 

 

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