Il Museo del Novecento presenta “Antonio Scaccabarozzi. Progettare sconfinare” a cura di Gabi Scardi, una mostra monografica (aperta fino al 29 maggio 2022) che, con il supporto dell’Associazione Archivio Antonio Scaccabarozzi, ripercorre l’attività dell’artista tra pittura, disegno e installazioni ambientali. Con questa personale il Museo del Novecento continua l’indagine sull’arte italiana della seconda metà del XX secolo, dedicando spazio e visibilità a nomi riconosciuti dalla critica storico-artistica ma spesso meno noti al grande pubblico. Le numerose opere, provenienti dall’Associazione Archivio Scaccabarozzi e da collezioni private, molte per la prima volta in mostra, raccontano il lavoro che l’artista ha condotto con grande serietà nell’arco di cinquant’anni, frutto di un estremo impegno individuale e di una concezione intima e personale del fare arte. L’intero percorso di Scaccabarozzi (Merate 1936 – Santa Maria Hoe’ 2008), inserito nel contesto culturale e nelle ricerche formali non solo italiane degli ultimi decenni del Novecento, va inteso come costante e rigorosa indagine sul senso e sulle potenzialità dell’arte, a partire da un’analisi degli elementi costitutivi e delle procedure dei linguaggi visivi e più in particolare del mezzo pittorico. Proprio riflettendo su componenti della pittura quali spazio, linea, colore, chiaroscuro, luce, movimento ed equilibrio tra le parti, egli arriva a sfrondare l’opera del suo bagaglio espressivo raggiungendo un’essenzialità assoluta, pur senza rinunciare a una forte carica poetica. Nello spazio degli Archivi il percorso si apre con i primi cicli incentrati sul punto come nucleo germinativo della struttura del quadro e su una programmaticità precisa, meticolosa, anche se mai intransigente, anzi venata di una sottile ironia: nelle Superfici Modulate, nei Fustellati e nelle Prevalenze l’investigazione si svolge sulla base di regole individuate dall’artista, quindi rigorosamente assunte come metodo. Malgrado la dichiarata scientificità del metodo, però, il programma è destinato a essere superato dalla contingenza e dall’imprevisto legati alle condizioni dell’esecuzione e della fruizione, a cui l’artista non oppone resistenza, ma che anzi incorpora nell’opera.

Successivamente, a partire dalla fine degli anni Settanta e sempre più nell’arco degli anni Ottanta, con le Delimitazioni, le Iniezioni e le Quantità, Scaccabarozzi si interessa al rapporto tra il volume liquido del materiale pittorico e la quantità di superficie occupata, e più in generale al rapporto tra la quantità e la qualità dei materiali utilizzati e al loro effetto sulla superficie. Proprio per le Quantità l’artista comincia ad utilizzare come base il polietilene trasparente: materiale che aveva già in precedenza sperimentato, ma che acquista ora centralità. Le opere sono realizzate con grandi pennellate, mentre i bordi dei dipinti, all’inizio lineari e conclusi, progressivamente si sciolgono prendendo l’andamento delle pennellate stesse sui quattro lati. Pur mantenendosi all’interno di un rapporto progettuale con l’opera, Scaccabarozzi gradualmente saggia la permeabilità dei codici e dei limiti a lungo testati, allenta le regole e sconfina. Nelle ultime opere di questa fase, gli Essenziali, pittura e supporto finiscono per coincidere. Di qui a poco il polietilene acquista centralità. Materiale modesto, di origine industriale, sensibile alla luce e a qualsiasi movimento d’aria, dopo essere stato proposto come supporto, esso viene spogliato di tutto. Gli strati di colori diversi sono appena sagomati, e percepibili grazie a leggere fluttuazioni, come nelle Ekleipsis, o leggermente distanziati dalla parete in modo da generare mobili ombre come nelle Banchise. I temi del “limite” e del “confine”, vengono resi espliciti nei Cancelletti e nelle Barriere: in mostra è presentata un’immersiva installazione di dimensioni ambientali realizzata con diversi strati di leggerissimo polietilene; qui la tensione tra rigore e fenomeni sensibili si fa quanto mai palese. Le Velature, che esprimono il desiderio di recuperare la tecnica della pittura condensandovi tutte le riflessioni precedenti, rappresentano il ciclo di opere con cui l’esperienza dell’artista si chiude. La mostra comprende alcune opere frutto di digressioni di Scaccabarozzi rispetto ai cicli principali; tra le altre le elaborazioni fotografiche in cui si evidenzia l’arbitrarietà del concetto di misura nella rappresentazione fotografica, e le pitture su fogli di giornale nelle quali le pennellate si confrontano direttamente con il sistema dell’informazione. Un’attenzione particolare sarà dedicata alle persone con disabilità della vista. Durante la mostra, nel nome della sensibilità dell’artista per il tema delle differenti modalità, mentali e visive, di percezione della realtà, saranno organizzati laboratori in collaborazione con l’Associazione Archivio Scaccabarozzi e l’Istituto dei Ciechi di Milano. L’esposizione rientra nel programma di ArtWeek 2022, l’iniziativa promossa dal Comune di Milano | Assessorato alla Cultura dal 28 marzo al 3 aprile 2022.

Antonio Scaccabarozzi (1936 – 2008) nasce a Merate (Lecco). A Milano, dal 1951, segue i corsi di pittura della Scuola Superiore di Arti Applicate del Castello Sforzesco. In quegli anni è vicino all’ambiente culturale milanese che vede tra i protagonisti Carlo Carrà, Piero Manzoni, Lucio Fontana. Si trasferisce quindi a Parigi, dove risiede per alcuni anni e si avvicina ai linguaggi artistici del tempo. Seguono soggiorni a Londra, in Olanda e in Spagna. Tornato in Italia negli anni successivi, trascorrerà il resto della sua vita a Montevecchia in Brianza, esporrà in Italia e all’estero. Intensa sarà la sua frequentazione della scena tedesca.

Carlo Franza

 

 

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