“The Interior and The Carpet” è una mostra  eccezionale di tappeti d’artista realizzati in edizione limitata prodotti da Petra Grunert Singh Il tappetPDC_viewo di Equator Production, che include i lavori di 12 artisti internazionali: Alan Belcher, Walter Dahn, Jirí Georg Dokoupil, Liam Gillick, Ilya ed Emilia Kabakov, Joseph Kosuth, Ken Lum, Jonathan Monk, Peter Nagy, Julião Sarmento, Rob Scholte, Rosemarie Trockel, Heimo Zobernig.

La mostra, allestita al Pacific Design Center di Los Angeles, avveniristico distretto per il design contemporaneo progettato dall’architetto argentino Cesar Pelli nel 1975, è visitabile fino  al 23 giugno 2017 e la sua apertura  è   in coincidenza con “Westwerk”, l’evento annuale dedicato al design industriale del Pacific Design Center. Il progetto espositivo The Interior and The Carpet  tende a  mostrare l’evoluzione del concept che sta alla base del lavoro di Equator Production.Con l’esposizione  abbiamo intanto  la prima lista di artisti a cui vennero commissionati tappeti d’autore tra il 1985 e il 2003: Walter Dahn, Jiří Georg Dokoupil, Peter Nagy, Rob Scholte e Rosemarie Trockel, così come una serie di tappeti più recente (dal 2014) realizzati da Alan Belcher,Liam Gillick, Ilya ed Emilia Kabakov, Joseph Kosuth, Ken Lum, Julião Sarmento, Heimo Zobernig. Questa selezione è stata messa in piedi  da Cornelia Lauf per Equator Production in un progetto gestito da GoldenRuler, Roma.  E taluni di questi tappeti sono stati recentemente esposti alla mostra Wall to Wall: Carpet by Artists al Museum of Contemporary Art (MOCA) di Cleveland, sempre a cura di Cornelia Lauf.

TITC Ora sappiamo già quanti artisti di chiara fama ( Mondino, Licata, Perilli, Santomaso, Le Parc, Garcia Rossi, ecc. per citarne alcuni)abbiano lavorato attorno al tappeto realizzandone  di stupendi, vere e proprie opere d’arte. A  vedere oggi  questa  mostra  e queste realizzazioni si aggiunge un capitolo in più. Il tappeto concepito da Jirí Georg Dokoupil, Ohne Titel (unique) del 1986, e quello di Rob Scholte, Mens Erger Je Niet del 1988, sono i primi pezzi d’autore prodotti da Equator Production nei primi anni di attività. Spiral, un tappeto che vive di una spirale con piccole figure su fondo bianco di Walter Dahn e Disease and Decoration di Peter Nagy, sono invece esemplari del 1991, quando l’azienda produttrice  era già avviata. Sempre del 1991 è Plus Minus, un tappeto su cui vivono segni positivi e negativi  ed è stato realizzato dall’artista tedesca Rosemarie Trockel. Tra i manufatti più recenti ci sono il tappeto di Joseph Kosuth, Remarks on the Foundation of Mathematics (2015), intrecciato a Katmandu, Nepal, che fa riferimento a un libro di filosofia della matematica pubblicato nel 1956 da Ludwig Wittgenstein (in tedesco: Bemerkungen über die Grundlagen der Mathematik); il tappeto di Ken Lum, The Path from Shallow Love to Deeper Love (2015),  che fatto propria  un’immagine readymade divenendone  il soggetto dell’opera.Lum con toni arancio e rosso  traccia il disegno labirintico, una sorta di metafora dell’animo e dei sentimenti umani. Il tappeto di Heimo Zobernig, Carpet / Rug (2015),  mima il gioco se il tappeto è un  oggetto per coprire il pavimento o  un oggetto d’arte. Il Lihotzky Carpet (2015) di Liam Gillick, artista britannico per il colore serigrafato a strutture in acciaio inox e plexiglass, riproduce a mò di  manifesto, un disegno ispirato alla cucina di Francoforte progettata nel 1926 dall’architetto austriaco Margarete Schütte-Lihotzky. Nel tappeto Hole in the Wall (2016) di Ilya ed Emilia Kabakov il decoratore nepalese ricrea con la lana un disegno che Ilya Kabakov ha realizzato nel 1970 per un portfolio di 72 stampe. L’immagine  fa pensare a un territorio  rosso, forse un luogo caro  di  memoria  sovietica  nel quale una delle figure  risiedeva. Blocks (2016) di Julião Sarmento si basa sui blocchetti  in uso per la costruzione di un insieme architettonico.  Dog Chew Rag (2016) di Alan Belcher, è uno strano  tappeto messo insieme  con i residui del cane di pezza che il  terrier dell’artista, Milo, ha distrutto giocando.  Certo  rimanda a  un oggetto prodotto in massa in Cina (il giocattolo di pezza), ricomposto al computer dall’artista nel suo studio, a Toronto, infine  realizzato per volontà dell’artista  dalle  mani dei tessitori di Katmandu.  E per finire  l’opera di Jonathan Monk, Untitled (Flying Carpet) (2017) che lascia leggere  sul  tappeto l’immagine di una celebre copertina della rivista “Flash Art” realizzata da Gino De Dominicis in omaggio al “salto nel vuoto” di Yves Klein.  Una carrellata di opere d’arte realizzate come manufatto, tappeto d’artista,  in stretta relazione con il design, gli ambienti, e soprattuto far si che  l’arte  si ain diretto contatto  con il  quotidiano,  forsanche al servizio del  nostro vivere,  come già avevano pensato i futuristi italiani

Pacific Design Center, Los Angeles

È la massima risorsa per il design tradizionale e contemporaneo della West Coast degli Stati Uniti. L’intero distretto consiste in un campus di 14 acri con edifici monumentali interamente disegnato dall’architetto argentino Cesar Pelli nel 1975, ed è riconosciuto internazionalmente come centro nevralgico per il design contemporaneo e come luogo per le arti e per l’intrattenimento di tutta la comunità, alla quale fornisce spazi pubblici e privati per proiezioni, mostre, conferenze, incontri, eventi speciali e ricevimenti. Il campus raccoglie quasi 100 spazi commerciali di grandi marchi di design e arredamento e showroom internazionali. In totale circa 2.200 linee di prodotti disponibili per designer professionisti, architetti, facility manager, arredatori e rivenditori.

Carlo Franza

 

 

 

 

 

 

 

 

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