1280px-Fra-titusbuen-740x493La mostra dal titolo “Menorah. Culto, storia e vita”, storica, religiosa, millenaria, identitaria, e così potrei continuare con altri aggettivi,  vive come progetto comune presentato dalle due istituzioni romane dei Musei Vaticani “Braccio di Carlo Magno” e del Museo Ebraico di Roma. La storia della Menorah — il candelabro a sette bracci, simbolo d’identità per il popolo ebraico — è raccontata attraverso un percorso ricco di circa 150 opere d’arte: sculture, dipinti, manoscritti e illustrazioni.

Direttore della mostra è  sia  lo storico dell’arte Francesco Leone, che Arnold Nesselrath, delegato per i dipartimenti scientifici e laboratori di restauro dei Musei Vaticani. Il professor Nesselrath ha potuto  sottolineare  che la mostra vuole raccontare “la storia della menorah”, partendo dal “bassorilievo che mostra l’arrivo della menorah a Roma”. 

Con una forte e primaria attenzione sulla “pietra Maddalena” che è stata  trovata solo nel 2009. Reperto preziosissimo, traccia la storia antica e la pone in risalto ancor oggi. Questa è la prima volta che tale pietra viene da Israele, grazie alla concessione dello Stato di Israele. Si tratta di un rilievo della menorah fatto quando era ancora inserito nel Tempio di Gerusalemme. Vi pare poco? A osservarlo questo reperto si noterà che  ritrae, naturalmente, l’imperatore Tito. C’è una rappresentazione cristiana della menorah che viene dal santuario della Mentorella, nel Lazio. “Il cristianesimo ha -dice  Nesselrath- attraverso il candelabro a sette bracci, le sue radici ebraiche”.

E ancora l’esperto e studioso vaticano  ha spiegato come “il simbolo ebraico diventa anche, a tutti gli effetti, un punto di riferimento cristiano” e che è “un elemento importante per tutta la mostra”;  “In un momento in cui le guerre sono giustificate dalla religione, vogliamo mostrare come le religioni non combattono, ma invece parlano. Un dialogo che può sollevare qualcosa di bello e costruttivo. Per me è stata una grande emozione vedere il poster con la menorah accanto alla facciata di San Pietro. Penso che questo è un simbolo molto forte. Per noi è molto importante il dialogo, la convivenza. Nonostante i diversi punti di vista, siamo davvero in grado di dire che possiamo costruire qualcosa insieme, anche se abbiamo idee diverse”.

Il collega Francesco Leone ha detto che “la menorah è il mitico e leggendario candelabro d’oro a sette braccia che il Signore sul monte Sinai, comandò a Mosè di fondere in oro puro: l’originale doveva pesare 35 kg. La menorah ha una storia millenaria, leggendaria, una sorta di Santo Graal. E ‘stata messa nel tempio di Salomone nel X secolo a.C.; fu saccheggiata dai Babilonesi e ricostruito dal popolo di Israele di ritorno dall’esilio in Babilonia. La menorah è stata poi condotta a Roma dal generale Tito nel 71 d.C. dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme che era avvenuta l’anno precedente. Ma a Roma il candelabro scompare definitivamente saccheggiata forse dai Visigoti di Alarico, forse dai Vandali di Genserico,  forse termina a Costantinopoli. Da lì, dal momento in cui appare la menorah e scompare, sono nate a Roma una serie di leggende, miti, storie incredibili che continuano fino al XX secolo. Per questo Roma era ed è il luogo ideale per questa mostra.”

Ora poter studiare  -occorre dirlo una volta per tutte- le origini della religione giudaico-cristiana, le origini della stessa Europa, non fondata sull’euro, ma fondata su valori  e simboli radicati, fa crescere le conoscenze  e porge certo nuovi orizzonti su questo futuro che oggi ci gira intorno nuvoloso  e temporalesco.

Carlo Franza  

 

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