alfabeto-grillico-3Iniziamo col dire che sono poche decine le mostre di peso, valore e cultura, che si fanno nel paese Italia; perché la gran parte sono cgrillo021119imiteriali, fuori da ogni segnale di contemporaneità,  e alimentano come si suol dire “la cassetta”-che vuol dire da cestinare-. Invece, in quella manciata di mostre di rilievo, cariche di altissimo  spirito del nuovo, e orientate a segnare e indicare dove va l’arte contemporanea oggi, c’è la mostra di Gaetano Grillo. Gaetano Grillo, già  illustre  docente  e direttore del Dipartimento di Pittura della prestigiosissima  Accademia di Belle Arti di  Brera a Milano, 45993fbe-6575-44e4-a3e3-8e53899cf28b ritorna a Molfetta in Puglia, sua città natale, dopo ben otto anni dall’ultima esposizione che fece qui.84daffa0-d411-436a-a354-b620de690e4a L’artista che vive a Milano fin dalla giovinezza e dall’inizio del suo percorso artistico, sta vivendo  con smisurata attenzione  questa  grande mostra personale patrocinata dal Comune di Molfetta, Assessorato alla Cultura e promossa dalla Fondazione Musicale Vincenzo Maria Valente e dall’Associazione Culturale Casadartista (fondata dallo stesso autore presso la sua casa nel Comune di Arena Po – PV). L’esposizione, intitolata Cultura torna Natura, già inaugurata ed ora aperta fino all’8 dicembre 2019,  in un luogo veramente  inedito quale  l’Ex Molino e Pastificio Caradonna, lascia leggere come Grillo -secondo un sistema ormai americanizzato della cultura e dell’arte- ha  portato le installazioni e le opere d’arte 2f956811-6a4f-4845-a13a-89464c4686a1in ambienti autre, specie in questo caso dove il luogo è ormai memoria industriale dell’Ottocento.728d602f-c3a5-457c-be82-d25fe517612b Con la  presentazione  del collega  critico e storico dell’arte Flavio Caroli sono esposte oltre sessanta opere, fra dipinti anche di grande formato, sculture in terracotta e l’imponente “Alfabeto Grillico” composto da 1400 bassorilievi, un vero e proprio muro. Forte è il messaggio annunciato dal titolo: “la cultura abbandoni la presunzione di essere centro motore e riapra il dialogo con la natura, per sanare il profondo divario con essa che l’uomo ha provocato”. D’altronde una mostra oggi non è solo il risultato finale di un processo, vale a dire il suo “happy ending”, ma il vero luogo di produzione. Cofef85289-ed1f-4764-9d68-2c6bc33d8d44sì è stato per Grillo. L’artista ha messo a disposizione del pubblico una serie di strumenti, come accadeva a ben ricordare negli eventi  d’arte concettuale organizzati da Seth Siegelaub negli anni Settanta  quando lo spettatore veniva informato  di ciò che stava accadendo. Ora quasi mettendo alla prova le forme accademiche dell’esposizione  come spazio di coabitazione (vedi la natura, l’archeologia industriale, il muro, ecc. )  Grillo  lascia vivere una scena a metà tra la scenografia, il set cinematografico e un centro di informazioni.Listener  Ecco allora un film in tempo reale. L’eccezionale  numero di lavori esposti ha richiesto d’altronde  un allestimento molto particolare, é vero, ma ancor più interessante è il fatto che con tante opere, e così diversificate nei materiali, si può meglio cogliere l’intero percorso di lavoro dell’artista molfettese. Per IMG_1688questo motivo Grillo ha voluto uno spazio vasto e spartano come l’’ex opificio di 800 metri quadri, che si sviluppa su quattro piani. Un contenitore ristrutturato nelle parti esterne ma rustico negli spazi interni, ideale per fruire le opere nella neutralità di un cantiere del quale l’autore ha voluto sottolineare la peculiarità. Il percorso espositivo è completato da una serie di video sull’opera di Grillo negli ultimi anni realizzata dallo Studio Dx, e da una “Pralina” edita da Mandelli Arte. IMG_1690Alla mostra si affianca un altro grande evento: la donazione di Grillo alla sua città d’origine di una scultura monumentale che sarà inaugurata alla chiusura dell’esposizione,  con la cerimonia stabilita per domenica 8  dicembre alle 17,00. Si tratta di due torri in pietra alte circa nove metri, nuovo elemento identitario della città che rievoca le torri campanarie del Duomo romanico, da sempre simbolo di Molfetta e della sua vocazione intelligente alla navigazione, all’apertura, all’operosità e all’accoglienza. Ed a proposito della scultura  monumentale  si  noterà subito che la forza del lavoro di Grillo scaturisce dalla sua capacità di dare peso  alle immagini dei media, ai linguaggi della terra (gli alfabeti), perché egli quantifica ciò che sfugge alla materialità, restituendo  peso e  volume alle informazioni. E badate bene che la monumentalità cittadina calata in queIMG_1687sto caso a Molfetta, pur provenendo dall’architettura di impresa,  traccia un parallelo tra il modernisno universale  e le economie imperanti e globalizzate, tra l’emancipazione delle avanguardie e il modello della nostra alienazione  nell’economia moderna. Strutture parallele,  una sorta di “projected think tank”(scatola per la discussione). Muro con scritture, segni e alfabeti, torri, griglia questa certo modernista, ma non furono gli studenti del Bauhaus che durante la seconda guerra mondiale – visto che oggi si parla di terza- escogitarono i bunker del famoso “muro atlantico”? Tutte queste forme, tutto questo lavoro di Grillo, lascia intendere che queste forme implicano la possibilità e la creazione di nuovi scenari. Per la circostanza è stato pubblicato un catalogo della mostra dall’Editrice L’Immagine di Molfetta, oltre ad un’imponente volume sui primi 30 anni di attività artistica di Grillo che documenta i lavori realizzati dal 1969 al 1999. A quest’ultimo, nel prossimo anno, farà seguito una seconda edizione che tratterà della sua ricerca dal 2000 al 2020.

Gaetano Grillo è nato a Molfetta nel 1952 ed è attivo a livello nazionale e internazionale già da molti anni. A Milano, dove vive, è stato docente titolare di Pittura all’Accademia di Brera e direttore della medesima Scuola di Pittura durante gli ultimi sei anni della sua carriera accademica.Come artista ha esordito giovanissimo, già nel 1970, con installazioni ambientali. Con la prima personale alla galleria La Bussola di Bari nel 1972 è seguito un ritorno alla pittura, conclamato con la mostra alla galleria Solferino di Milano nel 1976, intitolata appunto: “Sono felice quando dipingo”. Grillo anticipa così il ritorno generazionale ai linguaggi specifici dell’arte degli anni ’80 e aderisce al gruppo “Stazione Centrale” che si coagula intorno alla Galleria Cannaviello a Milano. Dagli anni ’90, in coerenza con il suo percorso tematico da sempre centrato sull’idea di identità; elabora una sorta di nuovo alfabeto che fonde tutte le culture, le scritture, i segni e le icone di ogni civiltà, metafora del processo di globalizzazione del nostro tempo. Nel 2015 l’opera monumentale “Alfabeto Grillico” viene ufficialmente presentata in un luogo a lui da sempre molto caro, Matera, e pubblicata interamente in un volume edito dall’Editrice L’Immagine. Ora viene esposta a Molfetta per la prima volta.

Carlo Franza

 

 

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