La casa editrice Quodlibet pubblica  “Alois Riegl. Grammatica storica delle arti figurative”. Il volume è   di uno dei massimi esponenti della cosiddetta scuola viennese di storia dell’arte. Un testo fondamentale, pregno di idee, di storia, di accensioni, di parallellismi, di poetica.  In una civiltà come la nostra attuale in cui, come scrive Sergio Bettini, “l’esistere prevale sull’essere (l’attività pratica sulla contemplazione eidetica, la politica sulla filosofia ecc.), anche nella struttura dei linguaggi artistici il tempo prevale sullo spazio, l’espressionismo prevale sull’impressionismo, le arti industriali o applicate, e l’architettura,  prevalgono sulla scultura delle statue e sulla pittura dei quadri (la differenza classica tra grande arte ed arti minori si attenua fino a scomparire)”, in un’epoca che, dunque, invoca più che mai categorie adeguate per essere in grado di comprendere sé stessa, i contributi degli storici dell’arte della Scuola di Vienna e in particolare del suo esponente centrale Alois Riegl restano un patrimonio pressoché intatto, tutto da spendere. Riegl è noto, appunto, per avere affinato gli strumenti atti a mettere a fuoco il potenziale espressivo dei periodi abitualmente definiti di “decadenza”, scardinando dalle fondamenta ogni vulgata in cui fanno da guida il culto per il “classico” o per la creatività autoriale. Resta paradigmatico, a riguardo, il suo studio sull’artigianato artistico di Industria artistica tardoromana (1901), che fa seguito alla sua celebre indagine storico-teorica sull’ornamento dei Problemi di stile (1893). Nel presente lavoro, tradotto qui in entrambe le sue versioni peraltro mai pubblicate in vita dall’autore (1897-1899), si affronta il senso del processo artistico sulla scorta del confronto dell’uomo con la natura, dove però non si tratta di imitare la natura (anzi, per Riegl, quanto più è perfetta l’imitazione, tanto più l’opera fallisce), ma di competere con essa e migliorarla. In questo quadro – che varia nel tempo e in base al quale vengono rilette in una vertiginosa rassegna tutte le epoche della storia dell’arte dall’antichità alla modernità – egli identifica una serie di “elementi” costanti per cui storicamente l’opera d’arte si costituisce come tale (fine, materia prima, tecnica, motivo, relazione forma-superficie) e che, come nella struttura delle lingue storiche, si declinano in maniera diversissima a seconda delle necessità espressive che il tempo e il luogo richiedono. Ecco, dunque, l’ambizioso progetto di questa grammatica storica, restato forse non per caso allo stato di abbozzo, e che tuttavia ci offre una serie di strumenti sofisticati per confrontarci con l’arte del presente e del passato.

Alois Riegl (Linz 1858-Vienna 1905) è considerato uno dei massimi esponenti della cosiddetta scuola viennese di storia dell’arte. Compiuti gli studi giuridico-filosofici con R. Zimmermann e M. Büdinger, completò la sua formazione come membro (1881-86) dell’Institut für österreichische Geschichtsforschung diretto da T. Sieckel. Conservatore del Museum für angewandte Kunst (1886-97) nella sezione dei tessuti, dal 1897 fu professore all’università di Vienna e dal 1903 presidente della Zentralkommission für Denkmalpflege. Partendo da uno studio approfondito e sistematico dei prodotti delle arti applicate, R. ne ricercò gli autentici valori espressivi e formali elaborando il principio di Kunstwollen (volontà artistica) proprio e peculiare ad ogni periodo storico, Introducendo il concetto relativistico dell’uguale valore qualitativo di ogni epoca dell’arte, e superando così tanto il materialismo di G. Semper quanto il concetto imitativo dell’arte (Altorientalische Teppische, 1891; Stilfragen. Grundlegung zu einer Geschichte der Ornamentik, 1893, trad. it. 1963; Die spätrömische Kunstindustrie nach den Funden in Österreich-Ungarn, 1901, traduzioni it.: Industria artistica tardoromana, 1953, e Arte tardoromana, 1959; Historische Grammatik der bildenden Künste, 1897-99, pubbl. post. 1966). Otre che per il risvolto teorico e metodologico, il contributo di R. alla storia dell’arte rimane importante anche per indagini che preludono all’analisi della ricezione dell’opera d’arte (Das holländische Gruppenporträt, 1902) e per il suo impegno nell’ambito della conservazione dei monumenti (Der moderne Denkmalkult. Sein Wesen und seine Entstehung, 1903, trad. it. 1981). Alcuni suoi corsi universitari furono pubblicati postumi (Kunstgewerbe des frühen Mittelalters, 1905; Entstehung der Barockkunst in Rom, 1908) e i suoi articoli raccolti in Gesammelte Aufsätze (1929). I suoi studi sull’arte tardoantica, orientale, medievale e barocca hanno aperto la strada alla riscoperta di ampi e importanti settori della storia dell’arte, ma soprattutto hanno dato avvio all’elaborazione di una nuova metodologia critica e storiografica, la cui influenza va molto al di là dell’ambito delle arti figurative. Meditando sulla figurazione come operazione analoga, ma non identica al linguaggio, Riegl propone una «dottrina elementare dell’arte figurativa», interrogandosi su quegli elementi fondamentali che, nel divenire storico, costituiscono una rete strutturale di invarianti della rappresentazione visiva: i fini della produzione delle immagini, i loro motivi e il fondamentale rapporto tra superficie e profondità. Si intrecciano così la grande lezione del purovisibilismo, la polemica contro ogni materialismo tecnicistico e un’attenzione alla storia dell’arte come storia delle visioni del mondo; ciò che avrebbe innervato, ben al di là dei confini disciplinari, la riflessione intorno all’immagine di autori così diversi come Benjamin e Spengler, Panofsky e Wind, Deleuze e Feyerabend.

Carlo Franza

 

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