Punto d’approdo dell’esperienza pluriennale del suo fondatore, collezionista ed esperto di comunicazione per l’arte, la galleria Carlocinque Gallery si trova in un’area strategica e centrale della città, nel cuore di Brera. L’obiettivo è di porsi come concreto riferimento e sostegno per gli artisti che tratta, valorizzando ricerche influenti del XX e XXI secolo. Una passione che diventa impegno ambizioso, frutto di un ragionamento sul dibattito estetico, oltre che sulle tendenze imposte dal mercato. L’attività vive attraverso il rapporto diretto e continuativo con gli artisti, le cui opere sono disponibili all’incontro con nuovi collezionisti.
La galleria presenta  fino al 3 maggio 2023  con la mostra personale di Dario Ghibaudo, una raffinata serie “41 Formelle” modellate ad altorilievo. Si tratta di un progetto esposto nella sua totalità, scelto per l’immaginifica narrazione e per l’innovazione linguistica nel percorso dell’artista, alcune delle quali sono state rivelate per la prima volta al pubblico nel 2022, in occasione della personale presso il complesso monumentale di San Francesco a Cuneo. Una mostra curata da Carlo Cinque e Luigi De Ambrogi, con un testo in catalogo del collega  Achille Bonito Oliva.

LO SPAZIO. Dalla recente ristrutturazione sorge un nuovo spazio sviluppato su due piani, ben identificabile dall’esterno. L’accesso da via dell’Annunciata prende corpo attraverso una piccola capsula architettonica contenente un’opera rappresentativa del progetto espositivo, quale soglia e finestra di dialogo tra l’esterno cittadino e la grande sala al piano inferiore, rimodulata sulle esigenze di allestimenti di grande respiro. In questa speciale occasione troveremo ad accogliere il visitatore la grande scultura in plastica riciclata Avis Nodatus (2022). Continua ad essere un tratto peculiare del lavoro di Carlo Cinque la cura di ogni dettaglio secondo un’impostazione site-specific: nello spazio le future mostre saranno pensate secondo quella dimensione allestitiva, concettuale e poetica.

DARIO GHIBAUDO. L’artista italiano è noto per la creazione del suo Museo di Storia Innaturale, nel quale confluiscono tutti i suoi lavori dall’inizio degli anni novanta, ispirato alla ripartizione illuminista dei saperi. Un museo virtuale in continuo accrescimento, composto da opere reali.
Nella ricerca di Ghibaudo creature fantastiche si originano da ibridazioni genetiche e simboliche, mescolando tradizioni e memorie iconografiche, “con l’intenzione che l’anomalo venga piuttosto percepito prima che visto”. Se dunque l’indagine conduce al perturbante azionando nell’osservatore meccanismi di riconoscimento parziale, la stessa classificazione scientifica delle opere rivela l’ironia del gioco combinatorio. I soggetti e le loro metamorfosi evolutive riguardano in realtà il vero tema portante, la condizione umana, che anche attraverso una chiave di lettura ludica, non può che essere transitoria.

LA MOSTRA. Nel suo peculiare eclettismo il lavoro di Ghibaudo rimanda di volta in volta a diverse epoche e stili, fusi o messi in evidenza da alcuni elementi, dando vita ad un universo originale. Notiamo nelle ultime “sale” del Museo, sulla pelle degli animali che le popolano, il richiamo alla figurazione tardoantica, medievale e rinascimentale, fonte d’ispirazione anche per le formelle in mostra. Di recente produzione (2021-22), le opere sono realizzate in argilla a primo fuoco e incerate. La loro genesi prende spunto dall’osservazione di dettagli provenienti dai codici miniati o da particolari di affreschi del tre-quattrocento, quando il mondo conosciuto veniva rappresentato su un piano verticale e non reale, una visione che tiene conto dell’assenza della prospettiva poi elaborata e utilizzata dal Rinascimento. Scrive Achille Bonito Oliva: “L’arte di Dario Ghibaudo pratica una vera e propria opera di corteggiamento nei confronti dello spettatore, invitato ad entrare nel giardino delle delizie. Qui l’occhio erra impunemente, affascinato dal silenzio che lo circonda (…)”. In particolar modo sulla superficie delle formelle si configura un paesaggio possibile ma addomesticato, nel quale la tecnica sviluppata dall’homo faber non serve al puro virtuosismo ma alla (re)invenzione della realtà. Le presenze mutanti vivono nel rapporto con un contesto silente perché atemporale e interiore, artificiale perché più che rappresentare riflette sul senso della rappresentazione e sul rapporto tra Uomo e Natura. L’attenzione si focalizza sui marginalia, piccoli disegni colorati posti a lato delle pagine manoscritte. Le scarse conoscenze portavano a descrivere un mondo immaginario e simbolico, a volte supportato, nell’esoticità dei racconti dei viaggiatori. Per i miniaturisti erano spazi di relativa libertà espressiva, incastonati indelebilmente nei capoversi e ai margini delle pagine, accanto al testo ufficiale. Racconto nel racconto, l’eccezione alla norma.
Per me, trasformare, altrettanto liberamente, queste fresche e dense immagini in altorilievi, ne amplifica il senso straniante” dichiara Ghibaudo, che ammette nello spazio della formella uno sviluppo parziale della prospettiva attraverso la tridimensionalità. L’artista altera così la percezione di chi guarda e sa cogliere i dotti riferimenti, ancora una volta giocando con una storia dell’Arte apocrifa. Altre creature frutto di candide mutazioni fanno capolino sulle formelle, testimoni di un’ulteriore stratificazione iconografica, non legate alla tradizione cattolica né alle sacre scritture ma alla mitologia, così che del passato rimanga una traccia fluttuante, liberamente aperta ad “un già visto impiantato sul nuovo, su uno straniante contemporaneo”.

Dario Ghibaudo nasce a Cuneo nel 1951. Nella prima metà degli anni Ottanta si trasferisce a Milano dove vive e lavora. La sua ricerca artistica è caratterizzata dall’ironia per analizzare la società, le sue contraddizioni e i suoi disagi, esprimendosi con un linguaggio apparentemente formale. È in questo contesto che si innesta la sostanza concettuale del Museo di Storia Innaturale, un progetto a cui l’artista lavora dal 1990 e in continuo accrescimento. Strutturato come un museo di storia naturale di stampo settecentesco, è idealmente suddiviso in Sale – ad oggi venticinque – e ripartito per grandi argomenti di indagine “ironico-scientifica”, come: Antropologia, Entomologia, Esemplari Rari, Botanica, Etnologia, Etnografia, Creature Meravigliose, Altorilievi…Dario Ghibaudo, “homo faber”, utilizza ogni tipo di materia purché funzionale alla realizzazione di un’idea: resina, terra bianca, porcellana, cemento, papier mâché, pietra e marmo. Disegnatore instancabile, i suoi inchiostri, anche di grandi dimensioni, nascono tracciati su carta direttamente col pennino, senza disegno preparatorio. È tra i fondatori del Concettualismo Ironico Italiano, corrente artistica nata in Germania all’inizio degli anni Novanta e ufficializzata nel 1995 con la grande mostra Ironische Italianischerkonzeptualismu, a cura di Roland Scotti presso Telecom-Verwaltungsgebaude e, l’anno seguente, al Kunstverein di Friburgo, a cura di Stephan Berg. Sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private: Chateau d’Oiron (Fr), Kunstmuseum di Stuttgart, Mart di Rovereto, Armenian Center for Contemporary Experimental Art di Yerevan (Armenia), Collezione Vaf-Stiftung, Francoforte, Fondazione Igav Torino, Collezione La Gaia, Busca, (Cn). Nel 1999 realizza un monumento in pietra, dedicato al matematico Giuseppe Peano e collocato sui bastioni della città di Cuneo.

Carlo Franza

 

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